di Pietro Vivone
Quando le ho chiesto di presentarsi in poche parole, Elena Murelli non ha esitato: «Alleno leader e team a evolvere, mostrando loro come l’antifragilità possa diventare un nuovo vantaggio competitivo» . Da oltre vent’anni affianca imprenditori e manager nei processi di trasformazione culturale, concentrandosi su people transformation, innovazione strategica e nuovi modelli organizzativi “a rete”.
Elena, da dove nasce la tua vocazione a «prosperare nel caos»?
La velocità del cambiamento brucia i tempi di assestamento. Per questo mi concentro sull’antifragilità: non limitarsi a resistere – com’era per la resilienza – ma trarre nutrimento dall’imprevisto, costruendo piani B e spazi di sperimentazione dentro l’impresa.
Elena ci ha poi tenuto a chiarire che resilienza significa piegarsi senza spezzarsi, poi tornare allo stato originario; l’antifragile, invece, trae forza dallo shock – come un muscolo che si rafforza con l’allenamento. Nelle imprese, spiega Murelli, l’antifragilità prende forma in “laboratori laterali” dove è possibile testare nuovi prodotti, processi e stili di leadership a rischio controllato.
Quale blocco frena di più la crescita delle nostre PMI?
La credenza che solo chi ha i capelli grigi possa guidare. In molti board italiani vige la regola non scritta del silver fox: finché non compi cinquant’anni non hai voce in capitolo. Così si perdono le intuizioni delle seconde e terze generazioni.
Affidare a team intergenerazionali “cellule di sperimentazione” accelera l’adozione dei linguaggi digitali, attrae talenti e riduce il rischio di obsolescenza del core business.
Chi, in Italia, sta già adottando logiche antifragili?
Le aziende nativamente digitali sono naturalmente più pronte, ma il vero salto serve nel manifatturiero B2B. Lì ci sono capitali e know how: manca il coraggio culturale. Un esempio virtuoso? Flowe di Mediolanum, una costola pensata per i giovani che ha sperimentato nuovi modelli di servizio e governance.
Quanto pesa l’intelligenza emotiva nella leadership di oggi?
È la cerniera fra strategia e persone. Senza competenze di ascolto profondo e di gestione delle emozioni non si crea engagement né si trattengono i talenti che, ormai, valutano l’azienda tutti i giorni, non una volta l’anno e non solo in base allo stupendio.
La sfida, spiega Murelli, è trasformare la gestione dell’azienda da una forma a piramide a “sistema vivente”, in cui i team sono cellule autonome ma interconnesse.
La Pubblica Amministrazione può diventare antifragile?
Dovrebbe essere la prima a farlo. Servono responsabilizzazione e partecipazione: due parole quasi assenti nel vocabolario burocratico. Finché lo Stato resta gerarchico e avverso al rischio, sarà difficile offrire servizi adeguati a cittadini e imprese.
Quale cattiva abitudine manageriale dovremmo lasciare domani mattina?
La sindrome del “lo abbiamo sempre fatto così”. Se non alleni l’azienda a mettersi in discussione quando il vento è favorevole, dovrai farlo in piena tempesta – con costi ben più alti.
L’invito che emerge da questo dialogo è duplice e, al tempo stesso, impellente. Da un lato le aziende – soprattutto quelle familiari e manifatturiere, ossatura dell’economia italiana – sono chiamate ad aprirsi a sperimentazioni laterali che rendano il cambiamento un alleato, non un nemico. Dall’altro, il sistema Paese deve riconoscere che la velocità dell’innovazione tecnologica e sociale richiede strutture leggere, reti di responsabilità diffuse e spazi di partecipazione autentica.
L’antifragilità, in fondo, non è un tratto genetico riservato a poche start up “native digitali”: è una competenza collettiva che si costruisce coltivando curiosità, coraggio e capacità di apprendere dall’errore. Avere giovani e senior seduti allo stesso tavolo non è solo questione di politiche HR, ma di sopravvivenza strategica; abbracciare l’errore come carburante dell’innovazione non è un atto di ottimismo ingenuo, bensì una necessità in un contesto in continuo ribaltamento. Se il futuro premia le organizzazioni che “prosperano nel caos”, la differenza la farà chi saprà trasformare il proprio modello mentale prima ancora del modello di business. In questo senso, il messaggio di Elena Murelli suona come un promemoria per tutti: costruire antifragilità significa riscrivere le regole del gioco mentre si gioca la partita, abbandonando lo spettacolo rassicurante delle certezze per la trama, più avvincente, dell’apprendimento continuo.
CHI È ELENA MURELLI
Partner di Quaeryon SB, facilitatrice, coach e speaker, Elena Murelli da oltre vent’anni accompagna imprenditori, manager e team nei processi di trasformazione culturale e organizzativa. Si occupa di tre ambiti integrati: ridisegno strategico, people transformation e innovazione. Il suo marchio di fabbrica è il concetto di antifragilità – “prosperare nel caos” – che traduce in laboratori di sperimentazione interna per sviluppare leadership emotiva, modelli organizzativi a rete e culture aziendali capaci di apprendere dall’errore.



