di Fabo Petracci
Contratti collettivi di lavoro di lavoro e appalti pubblici.
Nuovo protocollo ANAC – CNEL. L’accordo si basa sull’utilizzo dell’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi istituito presso il CNEL
È stato recentemente stipulato dall’ANAC con il CNEL un accordo volto al corretto utilizzo della contrattazione collettiva nell’ambito degli appalti pubblici.
Il protocollo d’intesa vuole rafforzare la collaborazione tra l’ANAC Autorità che presiede alla regolarità degli appalti ed il Consiglio dell’Economia e del Lavoro CNEL.
L’accordo si propone di disciplinare la corretta individuazione dei contratti collettivi da applicare negli appalti.
Esso quindi si basa sull’utilizzo dell’Archivio Nazionale dei Contratti Collettivi istituito presso il CNEL.
L’istituzione di questo archivio è prevista dall’articolo 17 della legge 30 dicembre 1986 n.936. Allo stato esso è la fonte ufficiale della contrattazione collettiva nazionale. Vi vengono depositati entro 30 giorni dalla stipula e dalla stesura in copia autentica i contratti collettivi e relativi rinnovi.
Sulla base della codifica dei contratti effettuata dal CNEL, l’INPS poi classifica le singole attività merceologiche ed attribuisce il codice Ateco. E’ così determinata dall’ Inps la tipologia e l’ammontare dei contributi e la gestione dei doveri assicurativi ed assistenziali con l’attribuzione del codice statistico contributivo (CSC) per la corretta applicazione delle prestazioni.
In questo modo, le stazioni appaltanti saranno in grado di individuare i contratti considerati equivalenti da essere applicati nelle procedure di gara.
Come ormai noto, dal primo luglio 2023 è in vigore il DLGS 36/2023 (Nuovo Codice degli Appalti).
La legge così introdotta attiene a molteplici aspetti che vedono coinvolto il lavoro nell’ambito degli appalti.
In base all’art. 11 del nuovo Codice – rubricato “Principio di applicazione dei contratti collettivi nazionali di settore. Inadempienze contributive e ritardo nei pagamenti” – trova applicazione nei confronti del personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto di appalti pubblici e concessioni il contratto collettivo (nazionale e territoriale) in vigore per il settore e per la zona nella quale vengono eseguite le prestazioni di lavoro.
Per regola, il contratto collettivo da applicare deve essere indicato nei bandi di gara ed è quello stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale e quello il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in maniera prevalente.
I soggetti che partecipano alla gara di appalto possono però indicare nella propria offerta il differente contratto collettivo dagli stessi applicato, a patto che esso garantisca ai dipendenti le stesse tutele di quello indicato dalla stazione appaltante o dall’ente concedente.
L’accordo in questione mira, in quest’ultimo caso, a verificare l’equivalenza tra contratti si configura come un’operazione tecnica fondamentale per garantire l’equità tra operatori economici e contrastare il dumping contrattuale.



