SOCIAL
spazio imprese bianco
a10bfbfc-fbfb-4c14-8f81-0d79ee1bf773
CONTATTACI
INDIRIZZO
SOCIAL
spazio imprese bianco

info@spazioimprese.com

Via Nizza, 53 – 00198, Roma

Via Nomentana, 56 - 00161 Roma


instagram
linkedin

+39 333 768 54 57

© copyright 2023 | C.F. 96568340580 | All Rights Reserved.

DOPPIA VISIONE: IL PROFUMO DEL CAFFÈ VISTO CON GLI OCCHI DI DUE BAMBINI

2025-12-23 10:24

Array( [86865] => Array ( [author_name] => Emidio SIlenzi [author_description] => [slug] => emidio-silenzi ) [87630] => Array ( [author_name] => Andrea Striano [author_description] => [slug] => andrea-striano ) [89101] => Array ( [author_name] => Antonino Castorina [author_description] => [slug] => antonino-castorina ) [89102] => Array ( [author_name] => Marco Bourelly [author_description] => [slug] => marco-bourelly ) [89825] => Array ( [author_name] => Antonio Grieci [author_description] => [slug] => antonio-grieci )) no author 86807

Intervista, locale, eccellenze, caffe,

DOPPIA VISIONE: IL PROFUMO DEL CAFFÈ VISTO CON GLI OCCHI DI DUE BAMBINI

di Pietro Vivone & Filippo Vivone

di Pietro Vivone & Filippo Vivone

 

 

Le giornate di fine estate scorrono lentamente e hanno spesso il potere di regalarci incontri inattesi. Stavolta è accaduto mentre eravamo a mare: il sole piacevole che accarezza il viso, la sabbia che non scotta e la curiosità di due bambini – mio figlio Filippo e il suo amico Gaetano – si sono intrecciati con la storia di un imprenditore del caffè. Non un’intervista organizzata, ma un incontro spontaneo. I due, con la prontezza che solo i ragazzi sanno avere, dopo aver fatto un po’ di domande “al signore del caffè” hanno preso in mano il telefono  e hanno deciso di “fare i giornalisti”, improvvisando, registrando risposte e osservando con occhi pieni di stupore   il mondo di chi trasforma i chicchi di caffè in una delle bevande più amate al mondo.

Il protagonista è Luigi Altamura, imprenditore campano del settore del caffè titolare dell’omonima azienda. Quello che segue è il racconto, di un’intervista che ha avuto come veri protagonisti due bambini e la loro sete di conoscenza.

 

Filippo: «Luigi, com’è avere un’azienda di caffè? È un po’ come gestire un bar gigante?»

Luigi Altamura: «(sorride) In realtà è molto di più: per me è una missione e un piacere. Sono nato in questo settore, l’azienda è nata nel 1986 ed io la porto avanti in prima persona dal 2000 e dal 2013 insieme a mia moglie. Il caffè è parte integrante della mia vita.»

Filippo: «Dov’è la tua azienda? »

Luigi Altamura: « L’azienda è a Montecorvino Pugliano (SA) a breve ci sposteremo a Bellizzi (SA) nel nuovo stabilimento di produzione che è stato concepito nell’ottica di industria 4.0 con l’obiettivo di creare un prodotto sempre migliore.»

Filippo: «Da dove arriva tutto questo caffè? »

Luigi Altamura: «Arriva da lontano: dall’Africa, dal Centro America e dall’Asia, soprattutto da India, Indonesia e Vietnam. L’Italia non produce ma è il miglior trasformatore al mondo, creando miscele che danno equilibrio e unicità al prodotto.»

Filippo: «E chi lo beve il tuo caffè?» 

Luigi Altamura: «In Campania vendiamo direttamente, ma poi raggiungiamo tutta l’Italia e anche l’estero tramite rivenditori e concessionari. Produciamo anche per conto terzi.»

Filippo: «Io il caffè non lo posso bere… ma papà sì, e ne beve tanto! Ho sentito da lui che dopo il Covid avete avuto problemi. E’ vero?»

Luigi Altamura: «(ride) Sì, come tutta la filiera abbiamo avuto difficoltà, ma oggi viviamo un momento positivo. Gli italiani non rinunciano mai a un buon caffè, e noi ci impegniamo per garantire sempre la massima qualità.»

Filippo: «Quindi la vostra forza è la qualità?»

Luigi  Altamura: «Esatto. Puntiamo a uno standard medio-alto: non solo puntiamo ad un prodotto di qualità, ma anche il servizio deve essere curato nei minimi dettagli, lungo tutta la filiera dal rivenditore, al bar e all’operatore di banco.»

Filippo: «E all’estero vi conoscono? Tipo in America, dove bevono caffè enormi?»

Luigi Altamura: «Vendiamo bene in Europa, ma anche in paesi come Tunisia e Libia, e riceviamo richieste dagli Stati Uniti. Siamo organizzati per comunicare in modo diretto, efficiente ed efficace con i clienti esteri in tutto il mondo.» 

Filippo: «Cosa fate in azienda?»

Luigi Altamura: «Dopo aver importato il caffè, partiamo dal chicco verde,

tostiamo, misceliamo e a seconda della miscela lo destiniamo al mercato delle capsule, delle cialde, dei grani o del macinato domestico.»

 

Dopo questa domanda, Filippo e Gaetano sono soddisfatti perché hanno imparato tanto. Si guardano e sorridono: adesso sanno che dietro una tazzina ci sono chicchi che arrivano da altri continenti, scelte di miscelazione, tostature attente e un lavoro di squadra che parte dal magazzino e arriva fino al bancone del bar. Chiudono il video con un piccolo “cinque” e un grazie sincero a Luigi che con pazienza ha risposto ad ogni domanda: per loro il caffè non è più solo un profumo, ma una filiera viva fatta di persone, competenze e responsabilità. Io, qualche passo più in là, prendo mentalmente appunti. È il tipo di giornalismo che amo: poche sovrastrutture, molte domande buone. Gaetano oggi è stato compagno di curiosità e “regista” paziente; Filippo, con la sua schiettezza, ha portato la conversazione al cuore delle cose. Insieme hanno costruito un piccolo racconto d’impresa, semplice e vero. Promettiamo di tornare a trovarvi quando il nuovo stabilimento di Bellizzi sarà a pieno regime: sarà l’occasione per vedere da vicino l’innovazione 4.0 che abbiamo solo sfiorato con le parole. Intanto, questo video è diventato una trascrizione e questa trascrizione un articolo: lo scrivo io, Pietro, il papà di Filippo, partendo dalla loro bozza e restando fedele alla freschezza di quel pomeriggio al mare, forse l’ultimo bagno settembrino. Se c’è una lezione che portiamo a casa è questa: la curiosità è un capitale da coltivare. Oggi è un’intervista sul caffè; domani, chissà, sarà un altro pezzo di mondo raccontato con lo stesso sguardo pulito. Perché i bambini di oggi sono i lavoratori — e, perché no, gli imprenditori — di domani. E imparare ad ascoltare è il primo passo per fare le cose bene.