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Vesta, la manifattura del cristallo acrilico che porta nel mondo un lifestyle italiano

2026-06-22 17:46

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Vesta, la manifattura del cristallo acrilico che porta nel mondo un lifestyle italiano

Andrea Sarasso racconta Vesta: dalla serigrafia di Osimo all'industria del cristallo acrilico, tra lusso, Vesta Lifestyle, Milano Cortina 2026 e filiera interna

Nato nel 2000 a Osimo da un piccolo reparto serigrafico, oggi Vesta è un’industria di 110 persone radicata nelle Marche, con una filiera completamente interna e tre anime: il conto terzi per i grandi marchi della moda e del lusso, gli espositori durevoli per il retail e la linea a marchio proprio, il Vesta Lifestyle. Materia d’elezione, il cristallo acrilico. Ne parliamo con il Direttore Generale Andrea Sarasso.


Tutto comincia nel 2000 a Osimo, da un piccolo reparto serigrafico. Come si arriva da quel laboratorio essenziale all’azienda di oggi?

Vesta. Si arriva attraverso una formula apparentemente semplice, ma che richiede enorme disciplina: ascolto ossessivo del cliente e reinvestimento sistematico. Abbiamo intercettato una domanda di mercato che chiedeva velocità, flessibilità e innovazione, perché per costruire qualcosa in Italia devi offrire un valore che altri non possono dare, qualcosa che il cliente non trova altrove. La risposta non è stata semplicemente «eseguire», ma anticipare i tempi.

Quello che continuo a vedere, da quando sono arrivato, è un reinvestimento continuo dentro l’azienda: il fotovoltaico, i macchinari d’avanguardia, la digitalizzazione e, soprattutto, la formazione delle nostre persone. Su molte lavorazioni siamo impeccabili anche perché siamo tra i primi ad avere certe tecnologie: dalla stampa 3D di ultima generazione all’impianto di stampa digitale, dove siamo stati tra i primissimi in Europa ad adottare questo tipo di macchinario. Quello che era un laboratorio è diventato un’industria flessibile, senza mai perdere l’agilità degli inizi.

 

Quanto conta, per voi, essere e restare un’impresa profondamente radicata nelle Marche?

Vesta. Per noi il radicamento è un asset strategico, non un dato nostalgico. Le Marche custodiscono una cultura manifatturiera e una maestria artigiana nate nel dopoguerra che non hanno nulla da invidiare ai distretti storici del Nord Italia. Abbiamo 110 collaboratori, la maggior parte in produzione, e una lavorazione che alterna tecnologie avanzatissime a una manualità artigiana che proviene direttamente dal territorio.

Vesta vuole essere un baluardo di questa competenza: portiamo sul mercato tecnologie e capacità produttive di scala globale, ma alimentate dal «saper fare» tipico del nostro territorio. Puntiamo molto sui giovani — siamo un’azienda giovanissima — e preservare e far evolvere questo ecosistema locale è un dovere verso la nostra storia e il nostro futuro.

 

Voi parlate di filiera «completamente interna». Cosa significa concretamente, e perché è una scelta così strategica?

Vesta. Significa governare il processo dall’idea iniziale fino al prodotto finito. Siamo organizzati per gestire i progetti dall’inizio alla fine, che siano B2B o B2C. Per i prodotti a nostro marchio, ad esempio, l’idea nasce da tre giovani designer interne, tutte sotto i trent’anni e del territorio; poi un team di una decina di tecnici e progettisti ingegnerizza il progetto. La cosa straordinaria è che scendi in fabbrica e due ore dopo hai il campione. Seguono le nostre analisi e il confronto con la rete commerciale, e solo allora il prodotto arriva sul mercato.

Oggi la velocità di risposta e l’affidabilità non sono più semplici vantaggi competitivi, ma prerequisiti di mercato. Se prometti al cliente un servizio impeccabile e tempi d’esecuzione ridotti, devi avere il controllo totale delle leve per farlo. La filiera interna elimina i colli di bottiglia esterni e ci rende padroni del nostro tempo e della nostra qualità.

 

In un mercato dove tanti delocalizzano, voi avete fatto la scelta opposta. Quanto vale, in termini di qualità e di controllo, tenere ogni fase in casa?

Vesta. Vale la fiducia dei nostri clienti. Fare Made in Italy vero, oggi, è per pochi, e ci vuole anche un certo coraggio imprenditoriale: hai costi fissi altissimi, devi tenere le macchine accese, affronti l’energia che sale e scende e mille incertezze che chi compra all’estero non ha. È una gestione più complessa, ma è una scelta di valori in cui crediamo davvero.

Non è solo una scelta etica, è una scelta di posizionamento: l’alto di gamma e il lusso non cercano il prezzo più basso, cercano il rischio zero, l’eccellenza esecutiva e la certezza del controllo qualitativo. Lavoriamo su commesse di tale complessità tecnica e reattività da rendere la delocalizzazione semplicemente impraticabile. E questo si fa solo tenendo la testa e le mani in azienda.

 

La vostra azienda ha più «anime». Come è strutturata?

Vesta. Siamo suddivisi in tre macro-aree. La prima è il mondo B2B, il conto terzi per il settore moda e lusso: praticamente tutti i grandi nomi della moda e del lusso lavorano con noi, insieme ad aziende molto importanti di altri settori, perché certe lavorazioni si possono realizzare solo in modo quasi artigianale, in realtà come la nostra. La seconda è quella degli espositori e dei display durevoli, presenti nei punti vendita. La terza è il nostro marchio, Vesta, con i prodotti destinati al cliente finale.

La forza sta proprio nel mescolare questi mondi: tutto il know-how che maturi servendo la moda e il lusso — dove devi essere velocissimo, perfetto, flessibile — lo riversi poi sul prodotto a marchio nostro. È un bagaglio culturale che a un certo punto ci siamo chiesti: perché non spenderlo per noi stessi? Ed è così che è nata la terza anima dell’azienda.

 

Cosa caratterizza la linea a marchio Vesta?

Vesta. La chiamiamo Vesta Lifestyle, perché alla domanda «che cosa fate?» la risposta è quasi «tutto ciò che riguarda la casa»: home decor, illuminazione, gift, giochi da tavolo, arredo, tessile, tavola. Più che vendere un singolo oggetto, vogliamo che entrando in uno showroom Vesta si entri in una «casa Vesta». È un lavoro di posizionamento difficile, controcorrente — di solito un’azienda si identifica con un solo prodotto — ma a noi interessa proprio costruire un lifestyle riconoscibile.

Questo si lega a un nostro vantaggio unico: poiché sappiamo realizzare anche i materiali espositivi, quando entriamo in un negozio nove volte su dieci siamo in vetrina o abbiamo uno spazio dedicato, il «corner Vesta», con un’immagine coordinata. È una leva che nell’ultimo anno ci ha fatto crescere di oltre il 50% sul mercato retail: non ci accontentiamo di essere presenti, vogliamo esserci in un certo modo. Oggi siamo in circa 600 punti vendita, abbiamo lanciato un nuovo e-commerce a febbraio e stiamo aprendo all’estero — Stati Uniti, Francia, Germania, Austria, Svizzera, Grecia — con grandi potenzialità.

 

Il PMMA, il cristallo acrilico, è la vostra materia d’elezione. Cosa vi permette di fare che altri materiali non consentono?

Vesta. Il cristallo acrilico è una materia straordinaria: unisce la purezza estetica e la trasparenza del vetro a una versatilità di lavorazione e a un’infrangibilità uniche. Partendo dalla lastra riusciamo a trasformarla e arricchirla in mille modi: la pieghiamo a caldo per creare lampade e sedute, la coloriamo, inseriamo inclusioni di foglia oro, argento o rame. È una materia che permette di dare un valore percepito altissimo all’oggetto, prestandosi sia alla minuziosa lavorazione artigianale sia alla precisione delle grandi tirature industriali.

C’è poi il tema della sostenibilità: è un polimero nobile, totalmente riciclabile all’infinito. Possiamo reimmettere nel ciclo produttivo materiale rigenerato senza perdere un briciolo di purezza visiva o di performance strutturale. Un vantaggio che altre materie plastiche semplicemente non hanno.

 

Avete recentemente integrato anche la produzione delle lastre. Cosa significa questa acquisizione?

Vesta. Abbiamo acquisito una piccola azienda del territorio, Poliplex, che produce lastre speciali e colorate. Per noi è stato un passaggio importante per due ragioni. La prima è il controllo completo della filiera: oltre a presidiare tutto il percorso dall’idea al lancio, ora risaliamo fino alla materia prima, rifornendoci dal monomero e producendoci da soli le lastre di PMMA. La seconda è la ricerca e sviluppo: avere un’azienda così ci consente di sperimentare di continuo — lastre con inclusioni d’oro, di tessuto, di pelle, fluorescenti che si illuminano al buio, colori sempre nuovi.

 

C’è un oggetto che, più di altri, racconta lo spirito Vesta?

Vesta. Ci ho pensato a lungo, e direi i nostri fiori in cristallo acrilico e i profumatori d’ambiente. Sono stati uno spartiacque: l’aver scaldato e colorato un materiale normalmente trasparente ha fatto fare all’azienda lo step di cui aveva bisogno, collocandoci in uno spazio di mercato dove, di fatto, non abbiamo concorrenti. Erano prodotti inaspettati e perfino un po’ rischiosi da lanciare, perché non c’era nulla di simile prima, e hanno avuto un successo straordinario.

A questo aggiungo il progetto Iride, lanciato quest’anno: vasi e lampade in cui non stampiamo il materiale ma usiamo il colore, con lastre speciali colorate e petali in PMMA di diverse tonalità. È stato un ulteriore salto, nel segno del design. L’insieme di questi mondi — la poesia dei fiori, il calore domestico dei profumatori, la luce che esalta la purezza della materia — definisce il nostro concetto di lifestyle.

 

Lavorate per multinazionali del fashion, della cosmetica, del farmaceutico e dell’interior di lusso. Cosa cercano questi brand in un partner come voi?

Vesta. Cercano un interlocutore industriale che parli la lingua dell’alto artigianato. I grandi brand hanno bisogno di tre cose: time-to-market rapidissimo, standard qualitativi impeccabili e un profondo know-how tecnologico. Noi offriamo un mix unico: la flessibilità di un laboratorio di progettazione e la forza produttiva di un’industria 4.0. Clienti tra i più esigenti vogliono tutto perfetto, preciso, rapido, con flessibilità totale — e noi riusciamo a stare al loro passo.

 

Tra le novità c’è la linea dedicata a Milano Cortina 2026. Cosa rappresenta per voi un progetto di questa visibilità?

Vesta. Al di là del valore commerciale, è un grandissimo riconoscimento istituzionale ed essere affiancati a brand internazionali è un motivo d’orgoglio. Sviluppare una linea ufficiale per un evento storico come i Giochi Olimpici e Paralimpici invernali posiziona il brand Vesta accanto ai marchi più blasonati del Made in Italy. È la conferma che la nostra autorevolezza nel design e nella lavorazione della materia è riconosciuta ai massimi livelli, nazionali e internazionali.

 

Per voi la sostenibilità parte dalla materia. Ci spiegate cosa sono il PMMA rigenerato GreenCast® e il progetto ReUp® con Eni Versalis?

Vesta. Per noi l’economia circolare è una pratica quotidiana, il modo per chiudere il cerchio. Non abbiamo ancora un nostro impianto di riciclo, ma recuperiamo tutti gli scarti di lavorazione e li rimettiamo nel flusso produttivo. Utilizziamo stabilmente GreenCast®, l’eccellenza nel campo del cristallo acrilico 100% riciclato e rigenerato.

Parallelamente, la collaborazione all’interno del progetto ReUp® di Eni Versalis ci inserisce in un network d’avanguardia per l’adozione di polimeri ecosostenibili, da riciclo meccanico o da fonti bio-based. Innoviamo la materia per azzerarne l’impatto. E tutto questo non è greenwashing: nasce dalla stessa logica di reinvestimento continuo che muove l’azienda.

 

Avete un impianto fotovoltaico che copre l’intero fabbisogno e contribuite a una Comunità Energetica Rinnovabile. Quanto è importante che la crescita aziendale vada di pari passo con quella della comunità?

Vesta. L’impianto fotovoltaico, acceso quest’anno, copre l’intera superficie della fabbrica e ci rende autonomi sul fronte energetico; in più abbiamo aderito alla Comunità Energetica Rinnovabile del territorio, che ci permette di distribuire energia anche al di fuori dell’azienda. L’azienda non è un’isola, è essa stessa una comunità.

La quasi totalità dei nostri collaboratori vive nel territorio circostante: restituire valore, ridurre l’impronta ambientale e partecipare attivamente a una Comunità Energetica Rinnovabile significa prendersi cura del benessere delle nostre persone anche fuori dalla fabbrica. Questo genera un legame di fiducia e un senso di appartenenza che sono il vero motore invisibile della nostra crescita.

 

«Il futuro parte da qui», dite. Dove sta andando Vesta nei prossimi anni?

Vesta. Stiamo accelerando la nostra evoluzione da eccellente azienda manifatturiera a brand globale. Da un lato vogliamo essere riconosciuti per il nostro lifestyle, accompagnando le persone nei momenti belli della loro vita e nelle loro case. Dall’altro, sul piano più industriale, sogniamo un’espansione internazionale capillare: in Italia siamo cresciuti molto in fretta, all’estero abbiamo intrapreso la strada e la stiamo ancora percorrendo. L’obiettivo è dimostrare che l’industria italiana può innovare nel profondo rimanendo fedele alla propria identità.

 

Se doveste lasciare ai lettori una sola immagine di cosa significa «eccellenza italiana» per Vesta, quale sarebbe?

Vesta. Sceglierei il Tempio di Vesta, che ispira il nostro nome. Vesta è la dea del focolare domestico, del fuoco sacro della famiglia, e rappresenta la sacralità della casa: c’è un ritorno alle origini nel fatto che oggi costruiamo un lifestyle della casa, fatto di colore, atmosfere e sentimenti da portare nelle abitazioni. È la sintesi perfetta della nostra visione: l’armonia dell’architettura classica italiana e la custodia del focolare domestico. Per noi l’eccellenza è esattamente questa: proteggere il calore e la cura dell’ambiente casa attraverso la professionalità, la bellezza e la tecnologia della grande manifattura italiana.

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