Cultura e lavoro: pratiche quotidiane e dinamiche sociali

di Roberto Libera


L' etimologia di “cultura” risale al verbo colĕre «coltivare», nel senso di coltivare la terra. Dobbiamo, quindi, considerare un significato della parola cultura che sottintende l’analogia tra il lavoro nei campi e la produzione culturale. Il lavoro della terra prevede, innanzitutto, la conoscenza del suolo, del clima stagionale, delle caratteristiche dei prodotti che si intendono coltivare, per ottenere i frutti desiderati. Parimenti, il percorso individuale formativo, si basa su processi di apprendimento delle dinamiche cognitive, sulla specializzazione del “campo” culturale di cui siamo interessati, al fine di ottenere i risultati sperati. Si tratta, in entrambe i casi, di pratiche messe in atto per acquisire conoscenza e raggiungere risultati. Premessa, quindi, l’analogia tra il lavoro e lo studio, passiamo ad analizzare un altro legame esistente tra le attività lavorative e quelle culturali.

Apparentemente, a meno di connessioni evidenti tra una realtà imprenditoriale e il mondo della cultura (ad es. una impresa editoriale), non sembrerebbe sussistere relazioni tra i due mondi; se, tuttavia, utilizziamo una lettura antropologica culturale per individuare eventuali punti di contatto, le cose cambiano.

Come, infatti, scrisse nel 1871 Edward Tylor, nel suo saggio Primitive Culture:

“La cultura, o civiltà, intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società”

Si tratta di un concetto “estensivo” di cultura, che comprende ogni produzione, materiale e immateriale, umana. Si comprende, così, come si possano trovare nessi rilevanti e duraturi, tra la produzione economica e quella culturale, nella storia delle civiltà. L’influenza reciproca delle due produzioni emerge in modo esplicito anche ad un esame superficiale della storia dell’Occidente. Basti pensare alle corporazioni nell’antica Roma o agli effetti sociali dell’economia feudale medievale, all’Italia dei Comuni con l’emergere di una società a trazione mercantile e la rinascita culturale nel Rinascimento, allo sviluppo industriale e l’affermazione della cultura borghese, fino ai nostri giorni, con l’economia globalizzata che delinea un quadro sociale sempre più transculturale. Insomma, un filo, non tanto sottile, lega la realtà lavorativa a quella culturale, generando effetti, vuoi visibili vuoi meno immediati, che incidono nella nostra vita quotidiana e nelle dinamiche sociali.