Intelligenza Artificiale: rivoluzione culturale e sociale

di Roberto Libera



Sempre più attuale e sentita è la riflessione, che coinvolge il mondo della cultura, della politica e dell’economia, riguardo l’Intelligenza Artificiale e le prospettive future della sua applicazione pratica. Anche i settori produttivi e professionali europei si interrogano, non senza qualche preoccupazione, sugli effetti che tale innovazione tecnologica può determinare sulle scelte e le politiche gestionali del mondo del lavoro. Se le conseguenze dell’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale saranno positive o negative per la nostra società e, soprattutto, per il nostro futuro, è questione difficile da stabilire allo stato attuale delle cose. Tuttavia, può essere interessante considerare qui, in modo estremamente conciso, alcuni elementi del passato, desunti da fonti storiche e letterarie, che dimostrano come la pulsione umana volta alla creazione di forme di vita artificiali, da porre al servizio dell’umanità, viene da molto lontano e, nella letteratura fantascientifica della prima metà del XX secolo, già al centro di apprensioni di carattere etico e, in particolare modo, di timori per la sopravvivenza stessa del genere umano. Il Meccanismo di Anthickiteria, ritrovato nelle acque egee, testimonia un alto grado di conoscenza nella realizzazione di meccanismi di precisione. Proclo, nel V secolo d.C., racconta dell’animazione di una statua di Eracle. Il confronto tra l’uomo e un suo doppio artificiale si sviluppa, in tempi più vicini, prima con la leggenda del Golem, poi con Mary Shilley, che scrive la storia di un uomo artificiale: Frankestein. Un esplicito timore di esiti pericolosi per l’essere umano, dovuti a esseri artificiali, in possesso di una evoluta intelligenza artificiale, stimolerà Isaac Asimov, il noto scrittore di narrativa fantascientifica, a formulare, nel 1942, le “3 leggi della robotica”, pensate per regolare il comportamento dei robot, nei confronti dell’umanità. Apparse nel racconto Runaround (Circolo vizioso), poi incluso nella raccolta dello stesso scrittore dal titolo I Robot (1950) così recitano:

  • Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  • Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge
  • Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge.

Queste leggi, citate in molti altri racconti di fantascienza e utilizzate in diverse sceneggiature di film dello stesso genere, in realtà si prestano, pur nella loro logicità, a diverse possibilità di paradossi pratici che ne limitano l’effettiva validità. Ritornando all’attuale dibattito sull’Intelligenza artificiale non ci resta che confidare nella capacità dell’uomo nel gestire al meglio questa grande risorsa tecnologica.