di Guglielmo Pannullo
Onorevole Cerreto, i dati sull’occupazione mostrano segnali positivi. Cosa significa questo per le imprese italiane e in particolare per il Mezzogiorno?
“I numeri parlano chiaro: oggi abbiamo raggiunto un livello di occupazione mai registrato prima nel Sud Italia, con il 50,1% nel secondo trimestre del 2025. È un dato epocale che racconta come il Mezzogiorno non chieda più assistenza, ma opportunità. Le imprese stanno tornando a investire perché c’è un quadro politico stabile, infrastrutture che si stanno potenziando e un governo che sostiene la crescita reale, non assistenzialismo. Per chi fa impresa, significa trovare un terreno più fertile, meno condizionato da burocrazia e più orientato allo sviluppo.”
Molte imprese lamentano ancora difficoltà legate alla manodopera e al mismatch tra domanda e offerta di lavoro. Qual è la sua analisi?
“Il problema esiste, ma oggi abbiamo strumenti nuovi per affrontarlo. Penso ai decreti triennali per l’immigrazione regolare, che superano la vecchia logica dei decreti flussi, o alle politiche per rafforzare la formazione tecnica e professionale. Il punto è dare dignità e regolarità al lavoro, contrastando allo stesso tempo pratiche illegali come il caporalato. Le imprese che scelgono la legalità non devono sentirsi penalizzate rispetto a chi sfrutta: per questo la condizionalità sociale e i maggiori controlli rappresentano una garanzia di equità.”
Lei siede anche in Commissione d’inchiesta sulla sicurezza sul lavoro. Quali criticità emergono oggi per le imprese e i lavoratori?
“La sicurezza non è un costo, ma un investimento. Lo dico con forza perché troppo spesso le aziende vedono la prevenzione come un onere burocratico, mentre in realtà significa salvaguardare vite umane e assicurare continuità produttiva. Le criticità principali riguardano la formazione, che non può essere solo formale, e la cultura della sicurezza, che deve entrare nei processi quotidiani. Oggi abbiamo strumenti normativi severi, ma dobbiamo lavorare ancora per renderli più efficaci e per fare rete tra ispettorati, imprese e parti sociali.”
Il Governo ha annunciato risorse importanti per la Terra dei Fuochi. Come si concilia la questione ambientale con il mondo produttivo?
“La tutela dell’ambiente e lo sviluppo produttivo devono camminare insieme. I 10 milioni destinati al Piano rifiuti sono un atto concreto per restituire dignità a un territorio che ha pagato un prezzo altissimo. Bonificare significa anche creare condizioni per nuove imprese, per filiere agricole e agroalimentari che possano lavorare in sicurezza e con un valore aggiunto più alto. Non è più tollerabile che la criminalità detti le regole: con il decreto Terra dei Fuochi e il decreto Sicurezza abbiamo rafforzato la presenza dello Stato e dato un segnale netto agli imprenditori onesti.”
Ha citato le filiere agricole. Come vede il futuro del Made in Italy agro-alimentare?
“Il futuro si gioca sulla gestione della conoscenza. Abbiamo eccellenze straordinarie, come la Mozzarella di Bufala Campana DOP, ma non basta la tradizione. Dobbiamo trasferire saperi, organizzare meglio le competenze, collegare imprese, università e centri di ricerca. Solo così i nostri distretti e le denominazioni di origine potranno restare competitive. Il Knowledge Management non è una formula astratta, ma un modo concreto per garantire continuità generazionale, innovazione e identità.”
Molti giovani lasciano il Sud per cercare lavoro altrove. Qual è il suo messaggio per loro?
“Oggi possiamo dire che le condizioni sono cambiate. Il Sud cresce più della media nazionale, diventa spazio di opportunità e di trasformazione. Ai giovani dico: credeteci di nuovo. Tornate a lavorare e a fare impresa nei vostri territori, perché ora è possibile. Abbiamo infrastrutture in cantiere, politiche attive, un governo che guarda al Mezzogiorno non come a un problema ma come a un pilastro della nuova Italia. Il Ponte sullo Stretto, ad esempio, non è solo un’opera ingegneristica: è un simbolo di connessione, modernità e fiducia nel futuro.”
Da tecnico e da politico, quali sono i progetti su cui sta lavorando in Commissione Agricoltura?
“Il mio impegno è proteggere e valorizzare tutto il settore agricolo e agro-alimentare. Mi sono battuto per colmare vuoti normativi, come nel caso della raccolta dei tartufi, e per riconoscere figure professionali come i pizzaioli, veri ambasciatori del Made in Italy. Sto lavorando per rafforzare la tutela delle filiere, penso al comparto bufalino e alle misure contro la brucellosi, ma anche alla valorizzazione dei centri di ricerca. La politica deve dare risposte concrete alle imprese e ai lavoratori: questa è la mia bussola quotidiana.”



