a cura della Redazione
Il Terzo Settore rappresenta oggi una delle aree più dinamiche e interessanti del nostro sistema economico, fiscale e sociale. Non solo perché coinvolge migliaia di associazioni, fondazioni e organizzazioni non profit, ma anche perché richiede una gestione fiscale e contabile sempre più rigorosa e attenta. Ne abbiamo parlato con Simona Catanzano, dottore commercialista e revisore legale, che da anni affianca enti del terzo settore in questo percorso di crescita e trasformazione.
Dottoressa Catanzano, come è arrivata ad occuparsi del Terzo Settore?
In realtà per caso. Io nasco come commercialista “classica”, seguendo imprese di varie dimensioni nella gestione contabile e fiscale. L’incontro con un cliente che stava costituendo un’associazione per rappresentare gli interessi dei comuni in ambito europeo mi ha aperto a questo mondo nuovo. Ho scoperto un contesto in cui l’obiettivo non è solo il profitto, ma anche la promozione del tessuto sociale. Da lì sono nati rapporti con fondazioni e associazioni sportive dilettantistiche e, sempre più, con ONLUS e realtà che operano con disabili, bambini e famiglie. Oggi il mio obiettivo è accompagnarle a “muoversi sulla retta via”, non solo con strumenti contabili e fiscali adeguati ma anche con una formazione continua orientata alle novità normative.
C’è ancora la convinzione che un’associazione sia “libera” da adempimenti fiscali. Quanto è diffusa questa percezione?
Molto più di quanto si immagini. Molti ritengono che l’attività istituzionale sia esente da obblighi, senza rendersi conto che basta oltrepassare un confine sottile per essere considerati a tutti gli effetti attività commerciale, con i relativi effetti in termini di adempimenti e imposte.
Pochi hanno piena consapevolezza delle conseguenze.
Con l’introduzione del RUNTS come è cambiata la gestione degli enti?
Il Registro Unico Nazionale Terzo Settore ha avuto un impatto importante. Gli enti sono stati costretti ad adeguare documenti interni e statuti, ad adottare modelli ministeriali e a redigere il bilancio sociale, anche in forma semplificata. Alcuni hanno accolto la novità come un passo verso la trasparenza e la corretta gestione, altri l’hanno vissuta come un appesantimento burocratico.
Oltre alla parte fiscale, quanto conta l’attività consulenziale e formativa? Formarsi è fondamentale. Molti dirigenti di piccole associazioni svolgono tutt’altro nella vita e non hanno competenze specifiche. C’è bisogno di aggiornamento costante, di strumenti divulgativi semplici e chiari. Per questo realizzo spesso “pillole” informative, per trasmettere concetti complessi in maniera accessibile.
Quali sono le realtà più complesse e quali quelle più gratificanti da seguire?
Il panorama è molto ampio: dalle fondazioni che tutelano arte e cultura, alle associazioni sportive, fino alle ONLUS impegnate con i disabili. Alcune richiedono una gestione quasi manageriale, altre sono esperienze più semplici ma ugualmente gratificanti. Tutte, però, hanno una finalità legittima e sociale, che rende il lavoro sempre stimolante.
C’è un progetto che ricorda con particolare piacere?
Sì, una federazione che promuoveva il benessere attraverso la dieta mediterranea. Organizzavano iniziative, girando in camper, per sensibilizzare ragazzi in sovrappeso e avevano contatti con università americane. Parteciparono anche al progetto ministeriale “Frutta nelle scuole”. Fu un’esperienza entusiasmante: da un lato la promozione della salute, dall’altro l’orgoglio di portare all’estero i valori della nostra cultura alimentare.
Guardando avanti: come vede il futuro del Terzo Settore?
Lo vedo in crescita. Sempre più società diventano “benefit” e cresce l’attenzione verso temi green e sociali. Con il Codice del Terzo Settore si è finalmente costruito un impianto normativo unitario, ma siamo ancora in fase di assestamento. Nei prossimi anni sarà fondamentale capire come la riforma verrà attuata e quali correttivi introdurre. È stata una rivoluzione epocale, che richiederà tempo per essere consolidata.
Un ultimo consiglio per chi gestisce associazioni ed enti?
Iniziare subito a ragionare in modo organico: predisporre rendicontazioni chiare, documenti ordinati, registrazioni contabili trasparenti. Non sono imprese, ma devono avere un’organizzazione amministrativa solida per affrontare i controlli che inevitabilmente arriveranno.
L’incontro con Simona Catanzano ci restituisce l’immagine di un Terzo Settore vivo, variegato e in continua evoluzione. Un ambito che, seppur nato per rispondere a bisogni sociali e culturali, oggi si trova ad affrontare sfide di natura gestionale e normativa non meno complesse di quelle delle imprese. La sua testimonianza dimostra come la competenza professionale, unita alla passione per il bene comune, possa trasformare la burocrazia in uno strumento al servizio
delle persone.
Nel momento storico che viviamo, in cui l’economia e la società chiedono sempre più trasparenza, sostenibilità e responsabilità, il Terzo Settore non è solo un insieme di sigle e adempimenti: è un laboratorio di futuro



