di Antonio Procida
Dal 1° gennaio 2026 entrerà in vigore una novità di rilievo nel sistema della riscossione: il cosiddetto discarico automatico delle cartelle esattoriali. Una misura prevista dalla riforma della riscossione, attuata in seguito alla legge delega fiscale, che mira a semplificare e rendere più trasparente la gestione dei crediti ormai difficilmente recuperabili. Non si tratta di un condono o di una nuova “pace fiscale”, bensì di un meccanismo contabile destinato ad alleggerire il magazzino dei crediti non riscossi, spesso composto da importi che lo Stato non ha realisticamente la possibilità di incassare.
Il discarico automatico consiste nella restituzione all’ente creditore – Comuni, Regioni o altre amministrazioni pubbliche – delle cartelle che l’Agenzia delle Entrate-Riscossione non è riuscita a riscuotere entro cinque anni dalla presa in carico. Mentre fino ad oggi era necessaria una valutazione specifica e un iter amministrativo ad hoc, dal 2026 l’operazione scatterà in automatico al decorso del quinquennio. Attenzione, però: il discarico non equivale alla cancellazione del debito. Sarà l’ente creditore a decidere se avviare ulteriori tentativi di recupero o se, valutata l’inesigibilità del credito, procedere all’archiviazione definitiva.
La misura non si applicherà indistintamente a tutte le posizioni, ma riguarderà soltanto i casi di effettiva inesigibilità. Rientrano in questa categoria, ad esempio, i contribuenti deceduti senza eredi che abbiano accettato l’eredità, i soggetti nullatenenti o in grave disagio economico, gli importi di entità troppo ridotta per giustificare i costi di recupero e i debitori irreperibili nonostante i ripetuti tentativi di notifica. In questi scenari, l’ente creditore potrà rinunciare formalmente alla pretesa, riducendo il peso di crediti che, di fatto, non sarebbero mai incassati.
Per comprendere la portata della riforma è sufficiente guardare alle cifre: il cosiddetto magazzino fiscale ammonta oggi a oltre 1.270 miliardi di euro. Una somma enorme, ma gonfiata da crediti che non hanno alcuna possibilità di essere riscossi. Secondo le stime, circa un terzo – pari a 400 miliardi – è già considerato irrecuperabile. Il nuovo sistema consentirà quindi non solo di alleggerire i bilanci pubblici, ma anche di fornire un quadro più realistico sulla capacità di incasso dello Stato.
Parallelamente al discarico automatico, la riforma introduce regole più favorevoli per le dilazioni. Dal 2025, il piano ordinario è stato esteso da 72 a 84 rate mensili, pari a sette anni, mentre resta possibile arrivare fino a 120 rate, ossia dieci anni, in presenza di una comprovata situazione di difficoltà economica. Un’estensione che rappresenta un aiuto concreto per chi, pur volendo regolarizzare la propria posizione, non ha la possibilità di sostenere rate elevate in tempi brevi.
Il discarico automatico rappresenta un passo importante verso una riscossione più razionale e trasparente, utile soprattutto a ripulire i bilanci pubblici da crediti fittizi. Tuttavia, non deve essere confuso con un condono: i debiti non spariscono per volontà del contribuente, ma vengono gestiti in base a criteri oggettivi di inesigibilità. Resta aperta una riflessione critica: se da un lato la misura alleggerisce il sistema e lo rende più credibile, dall’altro lascia irrisolta la questione di come rendere più efficiente la riscossione dei crediti effettivamente esigibili. Per i contribuenti, l’attenzione dovrà concentrarsi sulle nuove opportunità di rateizzazione, che consentono di affrontare i debiti in maniera più sostenibile, evitando il rischio di accumulare ulteriori aggravi.



