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COMUNICAZIONE E SOSTENIBILITÀ: come raccontare i valori senza scivolare nel greenwashing

2026-01-07 13:39

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COMUNICAZIONE E SOSTENIBILITÀ: come raccontare i valori senza scivolare nel greenwashing

di Urania Frattaroli

Urania Frattaroli

 

Comunicare la sostenibilità non significa dichiararla, ma dimostrarla. Le imprese che trattano l’impegno ambientale e sociale come leva strategica comprendono che la trasparenza è il nuovo terreno di competizione.

La sostenibilità è diventata un elemento centrale nelle strategie aziendali, non solo per rispondere a normative e aspettative dei consumatori ma soprattutto per costruire un vantaggio competitivo reale. Tuttavia, raccontare i propri impegni ambientali e sociali richiede una comunicazione rigorosa, strategica e credibile: un racconto mal calibrato rischia di trasformarsi in greenwashing, compromettendo reputazione e fiducia.

Chiarezza e trasparenza

Gli imprenditori consapevoli sanno bene che la credibilità nasce dai fatti, non dalle intenzioni. Servono dati concreti e verificabili: riduzione delle emissioni, contenimento dei rifiuti, approvvigionamenti responsabili, politiche inclusive. Una comunicazione realmente efficace non si limita ad affermare, ma dimostra attraverso risultati misurabili e obiettivi chiari.

Il rischio più diffuso è confinare la sostenibilità a un capitolo accessorio del piano di comunicazione. Le aziende più evolute, invece, la inseriscono nella propria architettura strategica: nei prodotti, nei processi, nelle relazioni con i fornitori e nei modelli di governance.

Rendere pubblici i dati, attraverso report ESG o sistemi di tracciamento certificati, rafforza la reputazione e offre parametri concreti a clienti, partner e investitori. La responsabilità d’impresa diventa così un motore di crescita, perfettamente allineato alle dinamiche dei nuovi mercati e alle aspettative di un pubblico sempre più attento e competente.

Rimanere coerenti con la propria missione aziendale, comunicando in modo trasparente e supportando le parole con azioni tangibili, consente di evitare ogni percezione di incoerenza. Un’impresa di packaging che sceglie materiali riciclabili, ad esempio, deve mostrare come questa decisione influenzi concretamente i processi produttivi e la selezione dei fornitori, non limitarsi a titoli compiacenti o etichette “eco-friendly” che svuotano di senso l’impegno reale.

La sostenibilità va raccontata come un percorso: condividere progressi, sfide e insegnamenti, mostrando autenticità e apertura al miglioramento. Case study reali, partnership strategiche e progetti locali possono rendere la comunicazione più tangibile, stimolando engagement e fiducia.

Greenwashing: il verde sbiadito

Il rischio maggiore è comunicare ciò che non si realizza. Greenwashing non significa solo esagerare i risultati, ma anche fornire messaggi vaghi o contraddittori. Dichiarazioni generiche o campagne costruite senza riscontri concreti minano la credibilità e possono generare effetti opposti a quelli desiderati.

Un messaggio sostenibile deve essere misurabile, verificabile e coerente con l’azione. L’allineamento tra marketing, comunicazione e operation è dunque imprescindibile: solo ciò che è reale può essere raccontato.

Il coinvolgimento come leva reputazionale

La sostenibilità, per avere peso reale, deve crescere in un ecosistema di relazioni. Coinvolgere gli stakeholder – dipendenti, fornitori, clienti, comunità locali e istituzioni – significa costruire una rete di corresponsabilità che consolida la reputazione e genera valore condiviso.

Le imprese più lungimiranti non comunicano a qualcuno, ma insieme a qualcuno: aprono spazi di dialogo, ascoltano le aspettative del territorio, integrano feedback e istanze nel processo decisionale. Questa logica partecipativa trasforma la comunicazione in una piattaforma di fiducia, capace di tradurre i valori aziendali in esperienze concrete e tangibili.

Partnership territoriali, progetti educativi, filiere collaborative e tavoli di confronto intersettoriale diventano strumenti di governance comunicativa: non semplici iniziative di immagine, ma veri e propri dispositivi di legittimazione sociale. In un contesto in cui il capitale reputazionale pesa quanto quello economico, la capacità di costruire relazioni solide e trasparenti rappresenta una delle forme più alte di competitività sostenibile.

Un caso emblematico: il greenwashing che costa caro

La tematica green è diventata un banco di prova per la credibilità delle imprese. Un solo errore comunicativo può mettere in discussione anni di reputazione. Ne è prova la recente sanzione inflitta in Italia all’azienda di fast fashion Shein, multata dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per 1 milione di euro a causa di pratiche di greenwashing.

Il brand aveva diffuso, attraverso il proprio sito e alcune linee di prodotto, messaggi che enfatizzavano concetti come riciclabilità, riduzione delle emissioni e impegno verso la circolarità, senza fornire evidenze verificabili. L’Autorità ha ritenuto tali comunicazioni vaghe e fuorvianti, poiché prive di riscontro in dati concreti o in una strategia ambientale misurabile.

Questo caso rappresenta un monito trasversale per ogni impresa: la sostenibilità non può essere comunicata con leggerezza. Un linguaggio impreciso o claim generici rischiano di produrre l’effetto opposto, erodendo la fiducia dei consumatori e aprendo la strada a conseguenze economiche e legali.

In definitiva, non basta dichiarare di essere sostenibili: occorre dimostrarlo con rigore e coerenza assoluti. Il greenwashing non perdona e può annientare reputazioni costruite in decenni. Le aziende che superano questa prova non comunicano solo impegni, ma definiscono standard, guidano mercati e diventano punti di riferimento.