Di Giuseppe Davide
In un mercato del lavoro che cambia rapidamente — tra inflazione, riforme normative, crescente difficoltà nel reperire competenze e una pressione costante sui margini — il costo del personale è diventato uno dei principali fattori strategici per le PMI italiane. Molti imprenditori percepiscono la gestione del personale come un territorio complesso, pieno di regole, rischi e incertezze. Eppure, come ci spiega l’Avv. Giuseppe Davide, c’è un modo per trasformare tutto questo in un vantaggio competitivo. L’avvocato affianca le imprese con un approccio pratico e strategico, che porta la gestione del lavoro fuori dalla logica del “problema da evitare” e dentro quella del valore da creare. L’intervista che segue è pensata per un imprenditore che vuole capire come governare davvero il costo del lavoro. La prima parte della nostra conversazione con l’avvocato Davide è dedicata al ruolo del giuslavorista: una figura spesso sottovalutata, ma a nostro avviso centrale nella vita di un’azienda che vuole crescere senza rischi.
Avvocato, partiamo dalla base: che cosa fa, in concreto, un avvocato giuslavorista?
“Un giuslavorista non si limita a “risolvere problemi”: deve impedire che si creino. Il mio lavoro è costruire intorno all’azienda un sistema di sicurezza giuridica, efficienza organizzativa e sostenibilità economica. Lo facciamo su tre leve: prevenzione (contratti chiari, policy solide, modelli organizzativi corretti), supporto quotidiano nelle decisioni più delicate e difesa tecnica quando emergono ispezioni, verbali o contenziosi. Il nostro obiettivo è semplice: dare all’imprenditore la serenità di sapere che l’area del personale è sotto controllo.” Prima di entrare nel dettaglio degli strumenti abbiamo chiesto all’avvocato una definizione operativa della contrattazione aziendale. Perché oggi se ne parla molto, ma pochi sanno davvero come funziona e cosa può produrre.
Oggi il costo del personale è tra le voci che più preoccupano gli imprenditori. Cos’è la contrattazione di secondo livello e perché è così importante?
“La contrattazione di secondo livello è l’unico modo per progettare il costo del lavoro. Con un accordo aziendale cucito su misura si costruiscono regole retributive e organizzative più efficienti di quelle standard del CCNL. Significa rendere il costo del personale più sostenibile e più aderente alla realtà dell’impresa.”
Quali leve si possono mettere sul tavolo con un buon accordo?
“Premi di risultato detassati, welfare aziendale, gestione intelligente degli orari, banca ore, straordinario forfettizzato, proroghe aggiuntive per i contratti a termine, mensilizzazione di 13ª e 14ª, part-time modulati. Sono strumenti che tagliano sprechi, evitano rigidità e stabilizzano il cash flow.”
Molte aziende danno premi a fine anno con tassazione e contributi pieni. Cosa cambia con un vero Premio di Risultato?
“Cambia tutto. Un bonus ordinario è inefficiente per l’azienda e poco vantaggioso per il dipendente. Un Premio di Risultato, invece:
si tassa al 5–10%;
può essere convertito in welfare totalmente esente;
non incide sul TFR;
è legato a obiettivi reali e condivisi.
Il risultato? Il lavoratore incassa di più, l’azienda spende di meno.”
A questo punto abbiamo approfondito la questione del welfare, perché per molti imprenditori resta ancora un meccanismo poco chiaro.
Può spiegare, in modo pratico, come funziona la conversione in welfare?
“Nell’accordo aziendale viene previsto che il PDR possa essere convertito in welfare: buoni spesa, carburante, istruzione dei figli, sanità, affitto o mutuo prima casa, trasporti, previdenza complementare, assistenza ai familiari. Quando il lavoratore sceglie questa strada, il premio diventa 100% netto: niente imposte, niente contributi, nessun impatto sul TFR. Per l’azienda è un risparmio immediato: zero contributi e un costo che resta esattamente quello originario del premio.”
Come avviene il risparmio per l’azienda?
“Il risparmio nasce da tre fattori: assenza di contributi, tassazione ridotta del PDR e nessun TFR. Facciamo un esempio semplice:
- Premio normale da 1.000 € → costa 1.300 € all’azienda, il dipendente ne riceve 550–600 netti.
- Premio con welfare → costa 1.000 €, il dipendente riceve 1.000 netti.
Moltiplichiamo:
- 10 dipendenti → 3.000 € risparmiati;
- 20 dipendenti → 6.000 € risparmiati;
- 50 dipendenti → 15.000 € risparmiati.
Continuando la nostra chiacchierata con l’avvocato Davide abbiamo compreso quanto sia importante l’impatto organizzativo.”
La contrattazione non è solo premi e welfare. Come aiutano le clausole organizzative? “Consentono di gestire picchi senza assumere o fare straordinari costosi, di programmare la cassa annuale, di evitare stop&go nei contratti a termine, di dare flessibilità vera agli orari e stabilità ai reparti. Sono leve che ridisegnano l’efficienza dell’azienda, riducendo rigidità e sprechi.”
Nell’ultima parte dell’intervista ci siamo concentrati sulle relazioni sindacali - un tema sensibile per molti imprenditori.
Sul vostro sito parlate di gestione delle trattative. Come funziona nella pratica?
“Il conflitto non è mai la soluzione. Assistiamo le aziende quotidianamente, prevenendo tensioni inutili. Prima di ogni trattativa definiamo una linea strategica: obiettivi reali, margini, rischi. Poi accompagniamo l’imprenditore ai tavoli oppure negoziamo noi. Il risultato è un accordo solido, sostenibile e privo di strappi.”
Ci guida passo passo?
“Partiamo da un incontro iniziale per capire settore, criticità, obiettivi. Raccogliamo pochi documenti chiave: CCNL, qualche busta paga, RAL, dati sugli straordinari. Su questi elementi facciamo un checkup che individua inefficienze e margini di risparmio. Poi presentiamo 2–3 scenari con numeri veri, costruiamo l’accordo, lo negoziamo, lo implementiamo in busta paga e lo monitoriamo. L’imprenditore non viene mai lasciato solo.”
Quali indicatori ci fanno capire che è necessario un check immediato?
“Straordinari cronici, premi disordinati, turnover alto, contestazioni improvvise, buste paga piene di voci variabili, costi in crescita con produttività ferma. Sono segnali che indicano una sola cosa: il costo del personale non è sotto controllo.”
Se un imprenditore vuole sapere se sta pagando troppo, da dove si parte?
“Servono pochi documenti: CCNL, eventuali accordi aziendali, 6–12 buste paga campione, elenco dipendenti con livello e RAL, dati su straordinari e premi. Con questi elementi costruiamo un check-up affidabile e tre scenari di miglioramento. La verità è semplice: esiste sempre un modo per migliorare la gestione del personale. Serve solo il metodo giusto per individuarlo.”



