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IL ‘SÌ’ CHE CAMBIA TUTTO: la svolta sul consenso sessuale in Italia

2026-01-28 15:32

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Diritto,

IL ‘SÌ’ CHE CAMBIA TUTTO: la svolta sul consenso sessuale in Italia

Michelle Antoinette Modica

Di Michelle Antoinette Modica 

 

Il Parlamento sembra segnare un nuovo spartiacque: il disegno di legge che ridefinisce la violenza sessuale introducendo il principio del “consenso libero e attuale” ha ottenuto il via libera dalla Camera, ma l’ultimo step — il voto al Senato — è stato rimandato. La riforma non entrerà in vigore prima di febbraio 2026, secondo quanto annunciato dalla presidente della Commissione Giustizia al Senato. Eppure, il percorso compiuto fin qui segna una netta rottura con il passato: la nuova versione dell’articolo 609-bis del codice penale trasforma la mancanza di consenso nel perno del reato di violenza sessuale. Chiunque compia atti sessuali senza che l’altra persona abbia espresso un consenso libero, consapevole e mantenuto per tutta la durata – o lo revoca – rischia la reclusione da sei a dodici anni. È un passo che porta l’Italia in linea con le migliori legislazioni europee: finalmente, non è più la forza, la minaccia o l’abuso d’autorità a definire lo stupro, ma la volontà — la parola data o non data. Esce dal codice penale un modello fondato su prove di resistenza fisica, per far posto a un criterio chiaro e rispettoso dell’autodeterminazione. Ma la riforma non si limita a proteggere le vittime: consapevole della delicatezza e del peso di una legge del genere, il legislatore ha voluto introdurre garanzie forti. Non si tratta di andare “contro qualcuno”, ma di garantire che la giustizia resti equa anche quando i fatti sono complessi, soggettivi, spesso privi di testimoni o evidenze esteriori. Di qui la scelta di sottoporre il testo a ulteriore esame tecnico in commissione, con audizioni e verifiche, per limare i contorni e evitare ambiguità interpretative. Il rinvio — forse inevitabile — non è necessariamente un segno di cedimento, ma l’indice di una scelta di responsabilità. Prima di trasformare in legge un principio così importante, si vuole garantire che ogni virgola abbia un significato preciso. La presidente della commissione ha chiarito che il testo sarà pronto a gennaio, e che a febbraio il Senato potrebbe concludere l’iter. Questo tempo “tecnico” va visto come uno spazio utile: non per fare slittare la riforma, ma per renderla solida, credibile, capace di resistere al vaglio della realtà. La posta in gioco è alta: non solo giustizia per le vittime, ma tutela della dignità, chiarezza normativa, equilibrio tra diritti — di chi denuncia e di chi rischia un’accusa. È vero: nessuna legge cambierà da sola la cultura del Paese. Ma questa — se ben scritta, se ben applicata — può essere una pietra miliare. Un punto di non ritorno: quel “sì” non sarà più un’opzione, ma un principio. E se quel principio verrà recepito come norma, forse l’Italia sarà davvero più vicina a un’idea moderna — responsabile, attenta, rispettosa.