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IL DIGITALE COME NUOVO SPAZIO GEOPOLITICO: potere, conflitto e controllo

2026-04-08 11:32

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IL DIGITALE COME NUOVO SPAZIO GEOPOLITICO: potere, conflitto e controllo

Michele Montefusco

di Michele Montefusco 

 

C’è stato un momento, non troppo lontano, in cui il digitale veniva raccontato come uno spazio neutro, una dimensione parallela governata più dall’innovazione che dalla politica. Oggi quella narrazione appare superata. Il digitale non è più un’infrastruttura: è diventato un territorio. E come ogni territorio, è oggetto di contesa. 

Negli ultimi anni la geopolitica ha progressivamente inglobato il dominio tecnologico, trasformandolo in uno degli strumenti principali di competizione tra Stati. Non si tratta più soltanto di economia o di sviluppo industriale, ma di capacità di influenza, di sicurezza nazionale, di tenuta sistemica. È in questo contesto che si inserisce il concetto di sovranità digitale: non come chiusura, ma come possibilità concreta per uno Stato di restare operativo e competitivo in un sistema globale segnato da tensioni crescenti e interdipendenze sempre più fragili. Il punto di rottura è evidente nella progressiva frammentazione della rete. Internet non è più uno spazio unico. La competizione tra Stati Uniti e Cina ha accelerato la costruzione di ecosistemi tecnologici distinti, con standard, piattaforme e modelli di governance differenti. Da un lato un approccio che, pur tra contraddizioni, continua a essere orientato al mercato; dall’altro un modello in cui tecnologia e controllo si intrecciano fino a diventare strumenti di regolazione sociale. In mezzo, un’Europa che prova a costruire una propria autonomia, ma che spesso si trova a rincorrere dinamiche già definite altrove. Il risultato non è una semplice divisione, ma una ridefinizione degli equilibri globali, in cui il digitale diventa uno dei principali fattori di instabilità. 

In questo scenario, il conflitto cambia forma. Non scompare, ma si sposta. La guerra non si manifesta più soltanto attraverso la dimensione militare tradizionale, ma si articola su livelli meno visibili e più pervasivi. La cyberwar è già una realtà operativa: attacchi alle infrastrutture, operazioni di spionaggio, campagne di disinformazione. Tutto avviene spesso prima che il conflitto diventi evidente. Il caso russo, sotto questo profilo, è emblematico. Mosca ha sviluppato una strategia che integra sistematicamente operazioni informatiche e azioni psicologiche, costruendo un modello in cui il digitale non è un supporto, ma parte integrante del dispositivo geopolitico. In Ucraina questa dinamica è emersa con chiarezza: attacchi alle reti energetiche, interferenze nei sistemi istituzionali, operazioni coordinate con l’azione militare. La guerra, oggi, non inizia con i carri armati. Inizia con una vulnerabilità sfruttata. 

A rendere questo quadro ancora più complesso è l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel campo geopolitico. Non si tratta semplicemente di una tecnologia avanzata, ma di un moltiplicatore di capacità. L’IA consente di automatizzare processi, amplificare l’impatto delle operazioni di influenza, migliorare l’efficacia delle attività di analisi e di attacco. In prospettiva, abbassa anche le barriere all’ingresso, rendendo accessibili strumenti sofisticati a una platea più ampia di attori, inclusi soggetti non statali. Questo elemento modifica profondamente la natura del confronto: non solo tra grandi potenze, ma all’interno di un sistema molto più diffuso e meno prevedibile. In questo contesto, un aspetto spesso sottovalutato riguarda il ruolo delle imprese poiché diventano nodi strategici all’interno di un ecosistema digitale globale. I dati che producono, le piattaforme che utilizzano, le tecnologie da cui dipendono le collocano, spesso inconsapevolmente, dentro dinamiche geopolitiche più ampie. Anche una PMI può essere esposta a rischi che non derivano dal mercato in senso stretto, ma da tensioni internazionali: attacchi informatici, sottrazione di informazioni, dipendenza tecnologica da fornitori esteri. La sicurezza digitale diventa una componente della competitività, e la competitività una variabile della sicurezza. Il punto centrale, allora, è che il digitale ha perso la sua presunta neutralità. È diventato uno spazio di confronto, di competizione e, in molti casi, di conflitto. Chi controlla il digitale non controlla soltanto infrastrutture tecnologiche, ma flussi informativi, capacità produttive, leve di influenza. In altre parole, controlla una parte crescente della realtà. Ed è per questo che parlare oggi di digitale non significa più parlare soltanto di innovazione, ma di potere.