di Andrea Striano - Dipartimento Nazionale imprese e mondi produttivi Fratelli d’Italia
Dopo anni di attesa, l’Italia ha finalmente completato il quadro normativo per estendere le Indicazioni Geografiche Protette anche ai prodotti non alimentari. Il decreto legislativo n. 51 del 2 aprile 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 aprile, recepisce il Regolamento UE 2023/2411 e rende pienamente operativo il nuovo sistema di protezione per artigianato e manifattura di qualità legata al territorio.
L’entrata in vigore è fissata al 7 maggio 2026. Da quel momento, le associazioni di produttori potranno contare su uno strumento di tutela simile a quello che da decenni valorizza formaggi, salumi, vini e oli DOP/IGP, ma applicato a vetro, ceramica, tessili, gioielleria, marmo, strumenti musicali e tante altre eccellenze che rendono unico il Made in Italy.
Cosa cambia nella pratica
Fino a oggi, molti distretti produttivi italiani si difendevano con marchi collettivi, brevetti o denominazioni tradizionali, spesso con efficacia limitata oltre confine. Il nuovo regime IGP non-agri offre una protezione unitaria a livello europeo: chi registra la propria indicazione geografica potrà contrastare imitazioni, usurpazioni e usi impropri non solo in Italia, ma in tutti i Paesi UE, con meccanismi più robusti anche contro le contraffazioni online.
Le domande si presentano esclusivamente online attraverso il portale dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM) del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’iter prevede una fase nazionale di esame (ricevibilità, merito, opposizioni) in cui le Regioni competenti per territorio avranno un ruolo concreto nella valutazione del legame con l’area di produzione. Solo dopo il via libera italiano la domanda verrà trasmessa all’EUIPO per la registrazione europea definitiva.
Sanzioni e controlli
Il decreto introduce un regime sanzionatorio specifico: le violazioni possono costare fino a 24.000 euro di ammenda amministrativa, a seconda della gravità. Non si tratta di semplici multe “simboliche”: l’obiettivo è rendere dissuasivo l’uso indebito di denominazioni protette, tutelando sia i produttori seri sia i consumatori che cercano autenticità.
I controlli saranno gestiti dal MIMIT-UIBM, che potrà avvalersi di organismi di certificazione e della Guardia di Finanza per verifiche sul campo e sul disciplinare di produzione.
Opportunità (e sfide) per i territori
L’Italia parte in pole position: secondo stime preliminari dell’EUIPO, siamo il Paese con il maggior numero di produzioni potenzialmente candidabili – si parla di decine di realtà, dalla ceramica di Caltagirone e Vietri al vetro di Murano, dai cammei e corallo di Torre del Greco alla liuteria cremonese, passando per marmi di Carrara, coltellerie, tessuti e pietre naturali.
Per le imprese e i consorzi che operano da generazioni in un territorio specifico, questa è una chance reale di rafforzare il valore percepito del prodotto, migliorare il posizionamento sul mercato internazionale e difendersi meglio dalla concorrenza low-cost che copia stile e nome senza rispettare know-how e materie prime locali.
Ma non sarà una passeggiata. Registrare un’IGP richiede un disciplinare rigoroso che dimostri il legame inscindibile tra prodotto, territorio e saperi tradizionali. Servono associazioni di produttori rappresentative, documentazione tecnica solida e una visione condivisa tra aziende dello stesso distretto – cosa non sempre semplice in contesti frammentati.
Un segnale importante per il manifatturiero italiano
Questa novità arriva in un momento in cui il Made in Italy non alimentare deve competere su scala globale tra costi energetici, difficoltà nel reperire manodopera specializzata e pressione delle imitazioni asiatiche. Dare alle migliori produzioni artigianali e industriali uno strumento di tutela equiparabile a quello agroalimentare è un riconoscimento concreto del valore culturale ed economico di questi mestieri.
Chi ha già un marchio collettivo o una denominazione storica farà bene a valutare se e come convergere verso l’IGP europea: i benefici in termini di reputazione e protezione possono superare di gran lunga gli oneri burocratici.
Il countdown è partito. Dal 7 maggio le domande saranno pienamente operative. Per molti distretti italiani potrebbe essere l’occasione di passare da “famosi ma vulnerabili” a “protetti e valorizzati” a livello continentale.
Se operi in una filiera artigiana o industriale con forte radicamento territoriale, questo è il momento di informarti, confrontarti con la tua associazione di categoria e con la Regione di riferimento. Il treno delle IGP non-agri è in partenza: chi sale per primo avrà più margine per definire le regole del gioco a proprio vantaggio.



