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RETI D’IMPRESA: un’opportunità inespressa per la crescita italiana

2025-05-29 09:08

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RETI D’IMPRESA: un’opportunità inespressa per la crescita italiana

di Domenico Di Catania

di Domenico Di Catania


Nel panorama economico attuale, caratterizzato da una crescente complessità e competitività, le imprese sono chiamate a innovarsi e a collaborare per affrontare le sfide del mercato. In questo contesto il contratto di rete si configura come uno strumento flessibile e vantaggioso per favorire la cooperazione tra aziende, un modello di collaborazione che consente di realizzare progetti e obiettivi condivisi pur mantenendo la propria autonomia.
A questa premessa mi duole mettere in evidenza che a 13 anni dall’introduzione dei contratti di rete, nonostante il coinvolgimento di oltre 50.000 imprese in 9.000 contratti di rete, la loro piena potenzialità rimane inespressa. Come consulente e manager di rete, constato un persistente sottoutilizzo dello strumento. Una situazione paradossale, se si considera che l’evoluzione normativa sta redendo questo strumento sempre più flessibile e vantaggioso.
Andiamo, prima di entrare nel vivo della questione, ad analizzare brevemente l’evoluzione giuridica e normativa del contratto di rete. In Italia rappresenta un percorso significativo, segnato da interventi legislativi che hanno progressivamente modellato e affinato questo strumento di collaborazione tra imprese.
Origini e primi sviluppi: L’introduzione del contratto di rete nell’ordinamento italiano risale al Decreto Legge 10 febbraio 2009, n. 5, convertito con modificazioni dalla Legge 9 aprile 2009, n. 33. Questa normativa ha posto le basi per la collaborazione tra imprese, con l’obiettivo di accrescere la loro capacità innovativa e competitività sul mercato.
Successivamente, l’articolo 45 del Decreto Legge n. 83/2012, convertito nella Legge n. 134/2012, ha introdotto importanti innovazioni, riconoscendo al contratto di rete la possibilità di acquisire soggettività giuridica in determinate condizioni, in particolare con la costituzione di un fondo patrimoniale comune e di un organo comune destinato a svolgere attività con terzi.

Evoluzione normativa e chiarimenti:
Il Decreto del Ministero della Giustizia n. 122 del 10 aprile 2014 ha definito il modello standard per la trasmissione del contratto di rete al Registro delle Imprese, contribuendo a standardizzare e semplificare le procedure.
Ulteriori interventi normativi hanno esteso l’applicabilità del contratto di rete anche ad altri settori, come l’agricoltura e le libere professioni, ampliando le possibilità di collaborazione tra diverse tipologie di soggetti economici. Inoltre, sono state emanate circolari esplicative da parte del Ministero del Lavoro e dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, che hanno fornito chiarimenti in merito alla codatorialità e al distacco del personale nell’ambito dei contratti di rete.
Il D.M. n. 205 del 29 ottobre 2021 ha definito le modalità operative per la comunicazione dei rapporti di lavoro in regime di codatorialità da parte dell’impresa referente individuata nell’ambito di contratti di rete.

Aspetti chiave dell’evoluzione:

Anche se c’è ancora da migliorare e semplificare le procedure amministrative la progressiva definizione della soggettività giuridica del contratto di rete, in determinate circostanze, ha rappresentato un passaggio cruciale, conferendo maggiore stabilità e riconoscimento alle reti di imprese.
L’estensione dell’applicabilità del contratto di rete a diversi settori ha ampliato le opportunità di collaborazione e innovazione.
In sintesi, la storia giuridica e normativa del contratto di rete in Italia è caratterizzata da un’evoluzione costante che deve continuare a crescere, volta a creare un quadro normativo che favorisce la collaborazione tra imprese. Tuttavia bisogna dire che la burocrazia e la complessità di alcune procedure rimangono ancora un ostacolo.

Vantaggi Concreti: Oltre la Teoria

I vantaggi dei contratti di rete sono molteplici: condivisione di risorse e competenze, accesso a nuovi mercati, riduzione dei costi, sviluppo di progetti innovativi. E la codatorialità, in particolare, offre una gestione più flessibile del personale. La codatorialità, infatti, introdotta nel contesto del contratto di rete, consente a più imprese di condividere l’utilizzo di uno o più lavoratori. Questa modalità offre flessibilità e permette di ottimizzare le risorse umane, distribuendo il costo del lavoro tra le imprese coinvolte.
Ma per trasformare questi vantaggi in realtà, è necessario un cambio di mentalità. Le imprese devono superare la diffidenza e abbracciare la cultura della collaborazione.
La mia esperienza sul campo con le reti d’impresa mi porta a suggerire che il successo passa attraverso tre azioni chiave:
EDUCARE, SEMPLIFICARE, INCENTIVARE:

Cultura della collaborazione: Formazione agli imprenditori e i lavoratori mirata e diffusione di esempi di successo per promuovere i vantaggi della rete di impresa e del “METTERSI INSIEME”.
Burocrazia chiara fra gli enti preposti al controllo: Procedure snelle e normative chiare per facilitare la creazione e la gestione delle reti anche attraverso dei tavoli tecnici che mettono insieme gli esperti del settore (consulenti, manager di rete, avvocati e commercialisti) e le istituzioni.
Sostegno concreto: Agevolazioni fiscali e finanziamenti per incentivare la partecipazione e lo sviluppo delle reti.
Innovazione digitale: Promozione dell’adozione di tecnologie digitali e creazione di piattaforme per tutte le forme di collaborazione online. Monitoraggio costante: Raccolta dati e feedback per valutare l’efficacia delle reti e migliorare le politiche di sostegno. In sintesi, si tratta di creare un “ecosistema” favorevole che semplifichi l’accesso alle reti, promuova la cultura della collaborazione, fornisca un sostegno concreto e favorisca l’innovazione digitale, il tutto supportato da un monitoraggio costante per garantire l’efficacia delle politiche. Solo così potremo liberare il potenziale inespresso di questo strumento e dare un impulso significativo alla crescita dell’economia italiana.