SOCIAL
spazio imprese bianco
a10bfbfc-fbfb-4c14-8f81-0d79ee1bf773
CONTATTACI
INDIRIZZO
SOCIAL
spazio imprese bianco

info@spazioimprese.com

Via Nizza, 53 – 00198, Roma

Via Nomentana, 56 - 00161 Roma


instagram
linkedin

+39 333 768 54 57

© copyright 2023 | C.F. 96568340580 | All Rights Reserved.

RACCONTARE L’IMPRESA E COME CI NASCONDIAMO DIETRO L’AGESIMO/AGISMO

2026-01-28 12:28

Array( [86865] => Array ( [author_name] => Emidio SIlenzi [author_description] => [slug] => emidio-silenzi ) [87630] => Array ( [author_name] => Andrea Striano [author_description] => [slug] => andrea-striano ) [89101] => Array ( [author_name] => Antonino Castorina [author_description] => [slug] => antonino-castorina ) [89102] => Array ( [author_name] => Marco Bourelly [author_description] => [slug] => marco-bourelly ) [89825] => Array ( [author_name] => Antonio Grieci [author_description] => [slug] => antonio-grieci )) no author 86807

Imprese,

RACCONTARE L’IMPRESA E COME CI NASCONDIAMO DIETRO L’AGESIMO/AGISMO

Antoine Gambin

Di Antoine Gambin 

 

La definizione di agesim che ho trovato è “discriminazione basata sull’età”, in questo articolo non parlerò di discriminazione, userò il termine in inglese. “L’ageism”, non è solo discriminazione. Molte volte rappresenta una difesa, perché abbiamo paura dei cambiamenti tecnologici e informatici che ci stanno travolgendo in questi anni. Direi, anzi, che sono cambiamenti di questi giorni. Di ogni giorno. Questo articolo, fa parte del percorso intrapreso dalla cooperativa CanGo.coop, di sviluppare, testare e implementare modelli organizzativi e di business innovativi che utilizzano le tecnologie digitali per promuovere un cambiamento Sociale Significativo. Questo percorso, comprende la creazione di spazi, dove le generazioni possano imparare attivamente le une dalle altre, mettere in discussione i preconcetti radicati e, superare barriere come “l’ageism”, sbloccando nuove forme di valore condiviso. Ponendo l’apprendimento al centro della nostra missione, data l’importanza dell’apprendimento permanente e del cambiamento di mentalità. CanGo.coop non offre corsi tradizionali, perché la sua missione e il suo pubblico riguardano la formazione degli adulti come professionisti, imprenditori e cittadini. Molto è stato scritto sull’importanza di spazi di apprendimento sicuri, soprattutto per gli adulti che, a differenza dei più giovani, sono plasmati dalle loro esperienze personali e dal bagaglio culturale. Per i professionisti più maturi, uscire dalla propria zona di confort non è un’impresa da poco; la sicurezza psicologica cioè la consapevolezza di poter sperimentare, sbagliare, ed essere (ed apparire) vulnerabili non è facile da raggiungere. Questa esigenza di spazi sicuri per l’apprendimento va oltre l’istruzione formale, perché fa parte della cultura, sia mentale sia organizzativa, dove persone di tutte le età sono incoraggiate a mettersi in gioco e a mettersi in discussione, a provare e a crescere insieme.

 

Una strada a doppio senso: come l’ageism riguarda tutti 

Membri del nostro team, hanno lavorato per molti anni in progetti europei nei settori della gioventù, dell’apprendimento permanente, compresa l’educazione degli adulti e dell’imprenditoria. Abbiamo visto, come “l’ageism” limiti il coinvolgimento dei giovani, perché spesso si presume che non siano pronti. Poi ci sono progetti come “Active Youth Promoters”, dove le organizzazioni giovanili, internamente, non lasciano abbastanza spazio ai giovani. Un momento di autocritica e riflessione. “Active Youth Promoters” è un progetto Erasmus+ coordinato da Uniamoci APS di Palermo. Questo progetto, stimola i giovani a diventare cittadini proattivi e impegnati nel cambiamento sociale e, quindi “l’ageism” vi gioca un ruolo cruciale. Ci ha resi più consapevoli del fatto che “l’ageism” non è un fenomeno a senso unico. Il discorso pubblico riguarda spesso le generazioni più anziane, emarginate perché considerate “vicine alla data di scadenza”. Ma anche i giovani devono affrontare le conseguenze “dell’ageism”, a causa del pregiudizio che la loro giovinezza equivalga a inesperienza, oppure al fatto che non sarebbero “pronti” ad assumere responsabilità. Questi atteggiamenti, di fatto, precludono importanti opportunità di collaborazione e rinnovamento. 

 

Il divario generazionale in un mondo in rapida evoluzione 

Le organizzazioni di oggi, sia nel settore imprenditoriale sia in quello dei servizi e della creatività, stanno evolvendo a una velocità vertiginosa. La tecnologia, i mercati in continua trasformazione e i nuovi approcci basati sui dati, generano insicurezza e resistenza, in particolare tra coloro la cui autorità era fondata sull’esperienza e sull’intuito. Questo, forse, è il mutamento più grande. Le nuove tecnologie, che elaborano e generano dati, sono ora centrali nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi e nei processi decisionali organizzativi e aziendali che sempre più diventano “data-driven”. Inoltre, il cambiamento in atto non è lineare bensì multidimensionale e, questo complica ulteriormente le cose per le generazioni più anziane che, aggrappandosi alla tradizione anziché adattarsi alle nuove realtà, finiscono per ampliare il divario generazionale e soffocare l’innovazione. Oggi si diventa “anziani” non per l’età o la longevità in azienda: basta aver compiuto trent’anni e aver finito gli studi prima della pandemia, per essere già “prima del data-driven”. E per essere “giovani”, basta un cinquantenne che si mette in gioco, informandosi o studiando, come la propria organizzazione può sfruttare le nuove opportunità dei cambiamenti tecnologici. Nel frattempo, i giovani che entrano oggi nel mercato del lavoro, sono spesso pronti a dare il loro contributo, con competenze attuali e consapevolezza del mercato, ma incontrano diffidenza in chi si sente minacciato o impreparato al cambiamento. Nelle aziende familiari, questo divario può risultare ancora più marcato, con una complessità emotiva che rende la trasformazione più difficile.

 

Rischi imprenditoriali e sostegno per la prossima generazione 

Anche se spesso ci rifiutiamo di cedere la guida, siamo i primi a dire ai giovani di diventare imprenditori, soprattutto in settori come ospitalità e turismo, di puntare in alto e sognare in grande. Spesso, però, restano ostacoli strutturali: mancanza di accesso al capitale, alle reti o semplicemente a “un posto al tavolo”. Proprio come per le “garage band”, che cercano di emergere nell’industria musicale: il talento grezzo e l’entusiasmo non bastano; servono piattaforme, risorse e sostegno costante, per trasformare il potenziale in risultati concreti. Non sempre occorre lasciare il posto di comando; talvolta basta allargare la guida a due o tre persone. Forse, è ora di lasciare che le nuove generazioni mettano a punto il motore di chi li ha preceduti, avviando collaborazioni che ci portino tutti più lontano. Programmi come Erasmus per Giovani Imprenditori, offrono certamente opportunità di scambio e ispirazione intergenerazionale, ma la loro portata è ancora contenuta. La vera svolta, si ha quando i giovani non solo scambiano e costruiscono idee con le generazioni più esperte, ma sono valorizzati come Innovatori, Leader e Agenti di Cambiamento. Il boom delle startup è un segnale positivo, ma chi pensa davvero che ogni idea debba essere rivoluzionaria e “disruptive?” Non possono essere anche versioni più “smart” di ciò che già conosciamo? Immaginiamo un futuro, in cui nuovi modelli di incubazione nascano in stretta connessione con la formazione professionale e l’istruzione superiore, dove l’innovazione sfrutta il pensiero “data-driven” nello sviluppo di prodotti e servizi, creando uno scambio di “diplomazia culturale” tra generazioni più anziane e più giovani.

 

Il percorso più resiliente: diplomazia culturale tra generazioni nell’impresa 

Di fronte ai cambiamenti accelerati, i professionisti più maturi devono scegliere: rifugiarsi nel passato, trasferire responsabilità collaborando, oppure idealmente aprire la strada ad un approccio misto, che unisca esperienza e curiosità. È qui, che si decide se far entrare la propria impresa nella storia passata o crearne una nuova, più longeva per noi e per il nostro business. Abbiamo bisogno di ambienti dove umiltà, assunzione di rischi e, decisioni basate sui dati vengano promosse, non temute. Si dice facilmente che le generazioni più anziane abbiano tre alternative: 

  • costruire team misti, dove esperienza e nuove prospettive influenzano la strategia; 
  • creare le condizioni per conversazioni oneste e sperimentazione aperta; 
  • fornire ai giovani non solo incoraggiamento, ma anche accesso reale a risorse e opportunità. 

Colmare il divario generazionale è più complesso, perché significa ridefinire il modo in cui costruiamo imprese, organizzazioni e comunità. Il futuro sarà determinato non da abitudini o gerarchie, ma dalla volontà di adattarsi, condividere e avventurarsi insieme nell’ignoto. In fondo, l’ignoto spaventa tutti perché oggi, nell’impresa “data-driven”, decidere dove andare, significa agire in modo sempre più scientifico e, meno solo per esperienza e intuito. I giovani lo sanno perché hanno studiato le nuove culture tecnologiche, l’IA, il machine learning o semplicemente crescono in una cultura informatica e smart.

 

La tecnologia come elemento di connessione, non di divisione 

In CanGo.coop, vediamo la tecnologia come strumento di connessione, non di separazione. Esiste il potenziale per coinvolgere tutti gli attori dell’impresa e, comprendere che l’IA non è una forza aliena che invade tutto, ma parte di un nuovo approccio più scientifico e “data-driven”. Qui, la diplomazia culturale intergenerazionale diventa fondamentale: aiuta noi, la generazione più anziana, a capire che le generazioni più giovani, non tanto per età quanto per attitudine, con le loro conoscenze e, soprattutto con la consapevolezza di come dati e algoritmi, guidano oggi le scelte e lo sviluppo di prodotti e servizi, non sono qui per scalzarci; sono qui per renderci più efficienti, più tecnici; forse un po’ più cinici, ma non necessariamente.