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COSA VOGLIONO DAVVERO GEN Z E MILLENNIALS DAL MONDO DEL LAVORO

2026-04-08 12:49

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COSA VOGLIONO DAVVERO GEN Z E MILLENNIALS DAL MONDO DEL LAVORO

Giorgio Veronelli

di Giorgio Veronelli 

 

I lavoratori della Gen Z e i Millennials chiedono equilibrio tra reddito, valori e tempo. Senza benessere, flessibilità e una leadership sana crescono stress e turnover, e questo ha un costo globale altissimo. 

Negli ultimi anni le generazioni più giovani hanno rivalutato le proprie aspettative e le proprie richieste nei confronti del mondo del lavoro, non più considerato centrale nella definizione della propria identità e della propria vita, ma una delle tante dimensioni che le compongono. 

Questo ha portato molti giovani a rifiutare sempre più spesso quei modelli che non garantiscono sicurezza economica, benessere reale e coerenza con i propri valori. Quando una di queste tre dimensioni manca, infatti, aumentano i livelli di stress, la disaffezione e il turnover, cioè il ricambio di personale all’interno di un’azienda. Secondo una ricerca degli Stati Generali del Welfare, per i giovani tra i 18 e i 34 anni non basta più il classico posto fisso: la maggior parte di loro (72%) aspira a un impiego che permetta di esprimersi, di generare un impatto e, soprattutto, di avere tempo per coltivare la propria vita extra-lavorativa. Per l’89% della Gen Z e il 92% dei Millennials è importante che il proprio lavoro abbia un significato. Tuttavia, dai dati emerge che per circa un lavoratore su quattro il proprio lavoro non è allineato ai propri valori. Questo ha portato il 44% della Gen Z e il 45% dei Millennials a lasciare un lavoro che percepivano come privo di significato. Dai dati emerge però anche che molti sono disposti a spostare il significato al di fuori del lavoro se, in cambio, ottengono un migliore equilibrio tra vita privata e lavoro, più tempo ed energia per dedicarsi a cause personali e una retribuzione più alta. Solo il 52% della Gen Z e il 58% dei Millennials valutano il proprio benessere mentale come buono o molto buono. Il 40% della Gen Z e il 34% dei Millennials dichiarano di sentirsi stressati o ansiosi “spesso o sempre” e identificano come principali fonti di stress il futuro finanziario e le finanze quotidiane, coerentemente con le difficoltà economiche attuali. Seguono la salute e la famiglia e, per circa un terzo degli intervistati, il lavoro stesso. In termini di flessibilità, secondo i dati di Gallup, solo il 6% dei lavoratori della Gen Z vorrebbe lavorare sempre in presenza in ufficio, senza possibilità di remote working. Il full remote, al contrario, è preferito dal 23% degli intervistati (contro il 35% espresso da Millennials, Gen X e Baby Boomer), mentre la formula preferita risulta quella ibrida, con il 71% delle preferenze. Il lavoro completamente da remoto è meno apprezzato da una generazione che si è affacciata al mercato del lavoro negli anni in cui il Covid ha ridefinito le modalità di interazione e che registra i livelli più alti di solitudine tra i lavoratori di tutte le età. I giovani tendono quindi a voler costruire relazioni personali con colleghi e team, qualcosa che è più difficile da ottenere lavorando esclusivamente a distanza, così come le opportunità di mentoring e sviluppo professionale. Leadership sana, intelligenza emotiva e capacità di motivazione Le gerarchie rigide e autoritarie e la cosiddetta “cultura del terrore” non solo non funzionano più, ma sono considerate respingenti. La Gen Z si aspetta che il datore di lavoro sia collaborativo e capace di creare un ambiente sano, in cui le persone possano sentirsi libere di esprimersi, sentendosi allo stesso tempo ascoltate e prese in considerazione. Secondo la ricerca Gen Z: Redefining the Future of Work del Top Employers Institute, che ha raccolto opinioni e preferenze sul mondo del lavoro in otto Paesi (Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti, Sudafrica, Messico, Cina e India), la caratteristica più apprezzata dalla Gen Z in ambito di leadership è l’intelligenza emotiva. Per oltre la metà degli intervistati (55%) un bravo leader deve essere in grado di motivare e ispirare, mentre il 53% considera fondamentale l’empatia e l’attenzione verso le persone. 

 

Cosa devono fare le aziende per avere dipendenti più felici e trattenerli? 

Come accennato, in Italia il caro vita è una vera e propria emergenza per i giovani: quasi la metà dei Millennials e il 38% della Gen Z ne sono direttamente colpiti. È anche per questo motivo che, negli ultimi dieci anni, il tasso di emigrazione dei neolaureati è più che raddoppiato. Molti scelgono di espatriare, spesso a malincuore, anche perché all’estero è più facile trovare aziende in grado di offrire formazione continua – in media circa il 16% dei giovani tra i 25 e i 34 anni partecipa a corsi di formazione in Europa, con punte che superano il 30% nei Paesi del Nord Europa, mentre in Italia ci fermiamo al 13% – oltre a maggiore supporto e flessibilità n ella conciliazione tra vita privata e lavoro. Secondo un report di LinkedIn, tra la Gen Z oltre 8 persone su 10 (81%) valutano l’idea di trasferirsi all’estero, seguite da circa 2 Millennials su 3 (67%).