di Alessandra Maresca
In Serbia negli ultimi giorni si sono registrati picchi di violenze, tensioni e proteste, strettamente collegati alla situazione politica attuale, e più specificamente, a due episodi di particolare rilievo politico.
Il 29 marzo, in dieci comuni serbi, si sono tenute le elezioni amministrative locali per il rinnovo delle assemblee municipali. Alle urne erano chiamati circa 250 mila elettori, pari a circa il 4% della popolazione avente diritto al voto.
Alla chiusura dei seggi è risultato vincitore il partito progressista serbo SNS, guidato dall'attuale presidente Aleksandar Vučić, in tutti e 10 i comuni soggetti alla tornata elettorale, tra cui Bor, Knjaževac, Aranđelovac e Kula. Una vittoria senz'altro simbolica, considerando le prossime elezioni nazionali, che si terranno probabilmente nel 2027, e soprattutto guardando alle ondate di proteste avvenute in tutta la Serbia, a seguito dell'incidente a Novi Sad del 2024. Nonostante il risultato a prima vista schiacciante, non sono mancati episodi controversi, irregolarità, tensioni, e nei casi più gravi, violenza nei confronti di giornalisti, attivisti ed elettori.
Il voto è stato letto da molti osservatori come un test politico anche rispetto alla crescente mobilitazione del movimento studentesco, emerso come uno dei principali poli di opposizione al governo: di fatto, nonostante la vittoria del partito attualmente al potere, si registra un calo di consensi nei confronti di quest'ultimo, con un conseguente e maggior appoggio alla lista studentesca.
In considerazione di ciò, la consultazione ha assunto un significato che andava oltre la dimensione locale, configurandosi di fatto come un test politico nazionale tra il partito di governo e il crescente fronte studentesco. Sulla base dei risultati, nonostante la vittoria dell'SNS, quest'ultimo ha registrato una forte battuta d'arresto, perdendo circa il 20% del consenso elettorale.
Questa circostanza non è passata inosservata agli occhi degli elettori del 29 marzo, i quali hanno assistito a episodi di irregolarità durante lo svolgimento delle elezioni.
Molti dei testimoni raccontano di un clima di tensione tangibile, sfociato in alcuni casi in scontri animati contro gli elettori recatisi alle urne; non solo, sono state denunciate anche gravi irregolarità elettorali di diverso genere: tra le altre, la scomparsa di "sacchi" contenenti le votazioni cartacee, la distribuzione di penne biro non autorizzata al di fuori dei seggi, l'utilizzo del cosiddetto "treno bulgaro" e infine, compravendita di voti.
La situazione descritta non ha lasciato indifferenti nemmeno gli attori a livello internazionale: a supporto di ciò, diversi monitor elettorali internazionali hanno esposto la loro preoccupazione a seguito degli episodi descritti poc'anzi.
Secondo gli osservatori internazionali del Consiglio d'Europa, presenti durante le elezioni locali del 29 marzo, il voto si è svolto in un contesto segnato da irregolarità e violenze, in particolare all'esterno dei seggi, dove sarebbero stati registrati episodi intimidatori e la presenza di gruppi numerosi, talvolta mascherati, indicati da alcuni presenti come "batinaši".
Il clima di forte divisione politica emerso durante le elezioni del 29 marzo si inserisce, tuttavia, in un contesto di tensione già presente da diversi giorni nella capitale. Il 26 marzo Belgrado è stata infatti scossa dalla morte di una studentessa presso la Facoltà di Filosofia dell'Università, avvenuta in circostanze che restano tuttora oggetto di indagini da parte delle autorità. L'episodio, nonostante sia di per sé scollegato dagli avvenimenti raccontati, ha rapidamente assunto una rilevanza che va oltre la sola cronaca, alimentando nuove mobilitazioni studentesche e riaccendendo il dibattito sul rapporto tra istituzioni e opposizione politica.
A seguito della morte della giovane ragazza, alcuni agenti della Direzione della polizia criminale (UKP) hanno effettuato un sopralluogo nella facoltà, luogo della tragedia. Nonostante lo scopo fosse il perseguimento delle indagini, per accertare le circostanze attorno alla morte della studentessa, numerosi membri della facoltà hanno reso esplicite le proprie perplessità riguardo alla vicenda. Infatti, studenti e testimoni affermano di aver assistito a una perquisizione dei locali dell'edificio invasiva ed esagerata, durata ore e con possibili ulteriori scopi. Va inoltre ricordato che le università, luoghi indipendenti e istituzionali, potrebbero custodire al proprio interno, tra le altre cose, informazioni sensibili, tra cui dati degli studenti attivisti e anche probabilmente, delle proteste. Secondo quanto riferito dalla polizia, nel corso della perquisizione sarebbero stati trovati striscioni, maschere antigas, radio e altra attrezzatura; gli studenti, dal canto loro, hanno precisato che si trattava di materiale utilizzato per le manifestazioni e per il primo soccorso, negando qualsiasi rilevanza penale.
L'accadimento ha riacceso la scintilla delle manifestazioni studentesche di lì a poche ore, facendo conseguentemente riempire le piazze principali della capitale con ragazzi volenterosi e determinati nel far sentire la propria voce in un clima politico teso e talvolta instabile.
Le dimostrazioni tuttavia, hanno subito una rapida escalation, diventando ben presto scontri violenti, in cui era coinvolta anche la polizia. Le forze di polizia, con l'uso dei manganelli hanno cercato di respingere e disperdere i manifestanti in piazza della Repubblica, forzandoli a ritirarsi nella vicina Piazza degli studenti, sede tra le altre cose, della già citata facoltà di filosofia della capitale.
La giornata di tumulti nella capitale si è conclusa tuttavia in modo solenne: il rettore dell'Università Vladan Dokic, è apparso sul balcone della facoltà con un megafono in mano, mentre i presenti esultavano con entusiasmo.
Le parole del rettore sono state molto forti, suscitando un senso di collettività: «Avete visto la polizia all'Università: non è una vittoria, è una sconfitta del potere. Questo non è un attacco personale contro di me, ma contro l'idea che esista qualcuno o qualcosa che il potere non può controllare» e ancora continua: «invece di un'indagine indipendente sulla morte della studentessa, abbiamo assistito a un'irruzione con i media. Volevano l'immagine della polizia nel Rettorato. Quell'immagine è destinata a voi, per farvi paura. Può perquisire i locali del Rettorato, ma non può perquisire la coscienza del popolo».



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