di Romano Benini
La transizione in corso, come ogni passaggio di fase, è guidata e determinata dal “salto tecnologico”. Se l’informatica ha caratterizzato la fase del terzo capitalismo, gli ultimi trent’anni sono stati e sono caratterizzati dalla digitalizzazione, i cui effetti sono di natura sistematica e contraddistinguono questo “quarto capitalismo”. Le tecnologie digitali, con maggiore lentezza fino alla pandemia e poi in modo pervasivo durante la pandemia e nella fase successiva, costituiscono non più solamente uno strumento di riferimento per le relazioni economiche, sociali e del lavoro, ma sono diventate l’ambiente di riferimento in cui si svolgono buona parte delle relazioni economiche, sociali e del lavoro. Questa progressiva evoluzione della funzione delle tecnologie digitali ha aperto una forte dibattito, una riflessione che è in corso e che ha animato anche questi mesi in cui anche le nazioni del G7 sotto la Presidenza italiana si sono poste il tema del governo dell’intelligenza artificiale, ossia della possibilità di dare limiti, riferimenti e finalità all’utilizzo delle tecnologie digitali in grado di mantenere l’intelligenza artificiale come uno strumento al servizio dell’uomo e della promozione del fattore umano. E’ un tema che ha portato ad un confronto intenso e che ha prodotto una significativa condivisione di intenti nell’ambito delle nazioni occidentali più industrializzate, nella definizione di politiche e di investimenti tesi all’obiettivo di un uso dell’intelligenza artificiale che si ponga al servizio della natura umana. Questa dichiarazione di intenti richiede politiche ed azioni concrete, in quanto l’alternativa è quella che le nuove tecnologie si affermino come strumenti di controllo e di subordinazione della libertà umana e non di stimolo e di strumenti per lo sviluppo umano.
In questa fase viviamo tendenze all’apparenza contraddittorie soprattutto nel rapporto tra tecnologie, tempi ed organizzazione del lavoro: da un lato abbiamo un ridimensionamento del ricorso allo smart working, dopo l’uso spesso obbligato durante la pandemia, anche per via di un utilizzo delle tecnologie solamente nella forma del lavoro da casa o da remoto e non come strumento di conciliazione della gestione dei tempi di vita e di lavoro, come avrebbe potuto essere. Dall’altro l’evoluzione del ricorso agli strumenti digitali, ai social network ed all’intelligenza artificiale definisce modalità e strumenti per l’organizzazione del lavoro e della produzione sempre più diffusi e pervasivi. Determinando insieme alle opportunità anche fattori di rischio, derivanti dall’iperconnessione, dall’accelerazione e dalla difficoltà nel controllare la gestione del tempo. Tutto questo produce opportunità e rischi che vanno governati e gestiti.
AFFRONTARE LE CONTRADDIZIONI DI FONDO
Dobbiamo oggi in primo luogo affrontare la contraddizione di fondo dei nostri tempi: gli strumenti tecnologici nati quantomeno per ridurre, se non per liberare, l’uomo dal lavoro in eccesso, si sono tradotti nell’esatto contrario, ossia in strumenti che sono usati per aumentare i tempi del lavoro, le forme di controllo, di pressione, di accelerazione e la richiesta di performance e risultati. La tecnologia per sua natura è neutra e quanto può servire per migliorare può essere usato anche per peggiorare le condizioni.
E’ questo un tema di fondo che evidentemente richiede strumenti e servizi, ma anche regole, contratti e diritti: la gestione corretta delle tecnologie digitali costituisce lo spazio di intervento in cui ritroviamo ogni risposta che andiamo cercando, dalla sostenibilità del lavoro al ruolo del welfare aziendale e della contrattazione, dalla promozione dell’innovazione alla produttività. La capacità di collegare innovazione, tecnologie e produttività passa sempre di più attraverso regole e strumenti in grado di promuovere le competenze sul lavoro ed il benessere, il welfare nelle condizioni e nell’ambiente di lavoro.
Rispetto al rapporto tra mondo del lavoro e transizione digitale dobbiamo affrontare due aspetti molto importanti:
a) il tema dello sviluppo delle competenze, che richiede senza dubbio la necessità di incrementare tra tutti i lavoratori le competenze digitali, che prevedono anche una maggiore capacità di utilizzare l’intelligenza digitale, e che prevede anche un deciso aumento della presenza nel nostro mercato del lavoro di specialisti ossia di tecnici, ingegneri ed esperti di tecnologie digitali ed intelligenza artificiale, da applicare a tutti i settori dell’economia e dei servizi;
b) il tema dell’organizzazione e della regolazione del lavoro, in cui la presenza delle tecnologie digitali può avere un impatto positivo o negativo solo in ragione delle scelte adottate e delle regole applicate., nonché dei diritti stabiliti dalle leggi e dai contratti. In questa prospettiva si collocano i servizi e gli strumenti che permettono di utilizzare le tecnologie digitali per la gestione dei tempi di lavoro e la conciliazione con le esigenze individuali e famigliari.
Se consideriamo l’ambiente digitale come riferimento nell’ambito dell’organizzazione del lavoro è ormai evidente come l’utilizzo degli strumenti digitali necessiti di una regolazione attenta, che costituisce una dimensione sempre più significativa del diritto, ma anche del welfare aziendale e del benessere organizzativo.
La prospettiva dell’uso delle tecnologie per poter “personalizzare” il rapporto di lavoro nei tempi e nella durata e collocarlo sempre di più in una dimensione di prestazione in cui il raggiungimento dell’obiettivo prevale sulla presenza fisica e sul controllo della postazione di lavoro è una prospettiva di assoluto fascino ed interesse, che oggi tuttavia coinvolge solo una parte di “lavoratori della conoscenza” e di professionisti, ma che può allargarsi e crescere in ragione del processo di qualificazione e di riorganizzazione del lavoro in atto nelle società più evolute. E’ questo un percorso di assoluto significato, anche perché è una modalità di svolgimento del lavoro che permette di poter lavorare in modo realmente smart, ossia dove e come si vuole, determinando in questo modo anche la possibilità di rivitalizzare i nostri borghi meravigliosi a rischio di spopolamento e di decongestionare le nostre città sotto pressione. E’ una prospettiva importante, ma ancora lontana dal realizzarsi come modalità ordinaria e che nel nostro sistema economico non è ancora adeguatamente disponibile e per questo significativa. Per cogliere questa prospettiva dobbiamo condividere un percorso, una strategia, in grado di definire investimenti e costruire politiche comuni a livello quantomeno europeo ed occidentale.
La diffusione dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro offre grandi opportunità, ma solleva questioni etiche, normative e politiche. Le preoccupazioni includono il suo potenziale impatto sui posti di lavoro e sull’occupazione, sul livello e sulla distribuzione dei salari, sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori, sulla gestione dell’orario di lavoro, sulle condizioni di lavoro e sulla qualità complessiva del lavoro, nonché sul ruolo dell’intelligenza artificiale nel mondo del lavoro. L’uso dell’IA nel reclutamento e nella gestione della forza lavoro e del personale solleva questioni relative alla protezione dei dati e della privacy, alla non discriminazione, e alle preoccupazioni più ampie sulle pratiche di gestione del mercato del lavoro, compresa l’etica del processo decisionale automatizzato. Come nel caso dei precedenti progressi tecnologici, l’effetto dell’IA sui mercati del lavoro non è neutrale: sostituisce alcune mansioni svolte dall’uomo, ma allo stesso tempo ne crea di nuove, accompagnate da una nuova domanda di competenze nuove e asimmetrie, con alcune professioni, settori e territori più colpiti dall’IA. L’IA è quindi destinata a cambiare la domanda di competenze e alcune professioni saranno più esposte alle professioni saranno più esposte all’integrazione dei sistemi di IA nel lavoro.
Governare e gestire l’innovazione digitale diventa fondamentale per poter mettere le basi di uno sviluppo che collochi al centro “ l’umanesimo digitale” e permetta di mettere le tecnologie al servizio dell’uomo e del rafforzamento della sua consapevolezza.



