di Romano Benini
L’andamento del mercato del lavoro insieme a quello demografico rende assolutamente realistica la prospettiva di una maggiore apertura all’ingresso di immigrati regolari nel nostro paese. I fabbisogni professionali e di manodopera delle imprese italiane mostrano questa esigenza in modo del tutto evidente. Diventa importante prevedere l’attuazione di programmi di formazione e selezione degli immigrati che possano integrarsi in Italia attraverso il lavoro, avendo acquisito adeguate e certificate competenze. Ad oggi la normativa italiana permette due modalità di intervento, che riguardano i progetti di formazione nei luoghi d’origine e l’inserimento dei rifugiati con percorsi di formazione ed accompagnamento al lavoro.
Formazione nei luoghi d’origine
L’ingresso di immigrati formati nei paesi di origine costituisce una modalità di sostegno alla promozione delle gestione regolare dell’immigrazione per motivi di lavoro, che tiene conto di un limite di fondo del nostro sistema: gli immigrati in Italia hanno una qualifica in prevalenza bassa o sono del tutto privi di qualifica professionale riconosciuta e questo rende molto più difficile l’inserimento regolare nel mercato del lavoro, soprattutto in una fase in cui le nostre imprese sono impegnate in un processo di qualificazione delle loro attività che aumenta la richiesta di personale con competenze certificate. L’immigrazione non regolata sul piano della formazione in ingresso e per quanto riguarda la capacità di risposta alla domanda di lavoro regolare inoltre rischia di incrementare forme di sfruttamento, caporalato e regolarizzazione, molto presente nella componente dell’economia italiana a basso valore aggiunto o collegata alla criminalità o a forme di irregolarità endemiche. Pertanto con il “Decreto Cutro” - D.L. 20/2023 - convertito, con modificazioni, dalla L. 50/2023 - il Governo ha inteso contrastare l’immigrazione irregolare, promuovendo canali regolari di ingresso per lavoro in Italia, e rispondere al fabbisogno di manodopera delle imprese. A questo scopo, la modifica dell’art 23 del D.Lgs 286/1998 ha posto al di fuori delle quote previste dai Decreti Flussi gli ingressi dei cittadini stranieri che abbiano completato programmi di formazione professionale e civico-linguistica, disciplinati e approvati dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il 7 luglio 2023 il MLPS ha adottato le Linee Guida dedicate alle modalità di predisposizione e valutazione dei programmi di formazione professionale e civico-linguistica rivolti a cittadini di paesi terzi residenti all’estero, approvate da una Conferenza di Servizi che ha coinvolto tutte le istituzioni interessate. Ai sensi delle Linee Guida, le proposte di programmi di formazione sono esaminate da una Commissione, coordinata dal MLPS, della quale fanno parte anche rappresentanti di altre istituzioni: Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Istruzione e del Merito, Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Conferenza Permanente per i rapporti Stato, Regioni e PA di Trento e Bolzano. Ad oggi, la Commissione Interministeriale ha approvato 17 programmi di formazione professionale e civico-linguistica in 11 Paesi (Tunisia, Albania, Bangladesh, Egitto, Ghana, Giordania, Filippine, Uganda, Etiopia, Perù, Marocco) per formare complessivamente 3.340 lavoratori in diversi settori.
Questo ambito di intervento e questa modalità di inserimento formativo va certamente ampliata e costituisce un ambito di intervento che coinvolge necessariamente una rete, da sostenere e rafforzare, che coinvolge le agenzie per il lavoro ed il terzo settore, con particolare attenzione alla cooperazione per lo sviluppo, ed i consolati italiani all’Estero. I progetti di formazione all’estero previsti dall’art. 23 del TUI sono stati fortemente voluti da questo Governo per dare una risposta sui canali di ingresso legali per lavoro al di fuori delle quote previste dai decreti flussi. I datori di lavoro, interessati a reclutare cittadini stranieri in specifici settori nei quali permane un grande fabbisogno di manodopera – è sufficiente ricordare i dati del rapporto Excelsior al riguardo – possono organizzare, in partenariato con gli enti autorizzati/accreditati all’intermediazione nel mercato del lavoro, gli enti della formazione, gli enti del Terzo settore, le organizzazioni internazionali e con la “supervisione” delle nostre Ambasciate, dei corsi di formazione in linea con le Linee-guida approvate dal MLPS nel luglio 2023.
Come funziona
I contenuti dei corsi prevedono il raggiungimento del livello almeno A1 della lingua italiana, un corso base di educazione civica e di salute e sicurezza e un pacchetto di almeno 100 ore di formazione professionale nel settore di riferimento. Al termine del corso è previsto il rilascio di un’attestazione che consente al datore di lavoro di presentare l’istanza di rilascio del nulla osta per l’ingresso del lavoratore in Italia. I corsi finora sono stati finanziati dai datoriali, con l’eccezione di uno finanziato dalla Commissione Europea nel settore dell’edilizia in Tunisia. La varietà dei Paesi di riferimento, dei settori produttivi e delle aree geografiche ci descrivono una realtà produttiva italiana dinamica, disponibile a fare un investimento sulla formazione per reclutare regolarmente persone che parlino un po’ di italiano, che conoscano i principi fondamentali del nostro ordinamento, anche con riferimento alla salute e sicurezza sul lavoro e conoscano le basi della formazione professionale del settore. I programmi di formazione all’estero rappresentano inoltre un’opportunità per i paesi di origine perché consentono di sviluppare o incrementare le competenze dei propri cittadini; per i paesi di destinazione perché riducono i costi legati alla carenza di manodopera e rendono il matching fra datori di lavoro e lavoratori più efficace; per gli stessi lavoratori perché possono intraprendere percorsi migratori ordinati, sicuri e legali. Due aspetti sembrano avere una rilevanza che denota una forte motivazione da parte dei datori di lavoro: in tutti i progetti sono stati previsti pacchetti di formazione aggiuntiva dopo l’ingresso in Italia di questi lavoratori, e molti imprenditori si sono resi disponibili a fare un lavoro supplementare rispetto a cittadini stranieri particolarmente vulnerabili, come per es. i titolari di protezione internazionale.
Formazione e inserimento lavorativo anche con finalità sociali rivolta ai rifugiati
L’Italia è uno dei primi paesi al mondo a sviluppare un percorso dedicato ai rifugiati per beneficiare di canali sicuri di ingresso per motivi di lavoro. La Legge 5 maggio 2023, n. 50 ha introdotto innovazioni politiche nel Decreto Flussi italiano, tra cui una quota annuale dedicata di lavoratori rifugiati fissata a 250 per il 2023, 2024 e 2025, nonché la possibilità per i rifugiati che hanno completato una specifica formazione professionale e un corso sociolinguistico di accedere a un corso - percorso per lavorare e risiedere in Italia. Da giugno 2023, un gruppo di lavoro multi-stakeholder guidato da Pathways International, UNHCR, Talent Beyond Boundaries, Caritas Italiana e FCEI ha lavorato in stretta collaborazione con i Ministeri dell’Interno, del Lavoro e degli Affari Esteri per sviluppare un percorso lavorativo nell’ambito del nuovo sistema Decreto Flussi. L’Italia si è impegnata ad adottare nuove misure al Global Refugee Forum del 2023 e ha fatto della mobilità dei lavoratori una priorità nel G7. L’interesse del settore privato per il nuovo percorso lavorativo dei rifugiati è molto elevato. Sono in corso colloqui bilaterali con decine di aderenti al progetto Welcome dell’UNHCR e con CNA, la Confederazione italiana dell’artigianato e delle piccole e medie imprese. Continua anche la collaborazione con Confapi, Confindustria, le camere di commercio (ICC) e ANCE. Sono coinvolte anche le agenzie di reclutamento con progetti esistenti incentrati sull’inclusione dei rifugiati (Orienta, Adecco, Manpower). Grazie ad un contributo finanziario di Acri è in fase di reclutamento un responsabile nazionale dedicato al coinvolgimento dei datori di lavoro.
Uno studio recente stima che il Paese avrà bisogno di almeno 280.000 nuovi arrivi ogni anno fino al 2050 per colmare la carenza di competenze in tutti i settori. Il percorso formativo ‘extra quota’ è particolarmente promettente, poiché decine di migliaia di lavoratori rifugiati potrebbero accedervi nei prossimi anni. In stretta collaborazione con il Ministero del Lavoro, UNHCR, attraverso l’ampia rete sviluppata negli anni nell’ambito del progetto Welcome, Talent Beyond Boundaries e Pathways International stanno già sviluppando diversi programmi pilota di formazione. Sono inoltre in corso colloqui con le operazioni dell’UNHCR in Messico, Costa Rica, Perù, Colombia, Senegal, Costa d’Avorio, Niger, Camerun, Uganda, Etiopia, Kenya, Zambia, Tunisia, Egitto, Libano e Giordania; gli uffici dell’OIM; e l’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo per includere i rifugiati nei corsi di formazione esistenti nei paesi di origine e per facilitare il riconoscimento delle competenze e delle qualifiche dei lavoratori rifugiati.
Principali opportunità e sfide per il futuro per l’inclusione dei rifiugiati



