SOCIAL
spazio imprese bianco
a10bfbfc-fbfb-4c14-8f81-0d79ee1bf773
CONTATTACI
INDIRIZZO
SOCIAL
spazio imprese bianco

info@spazioimprese.com

Via Nizza, 53 – 00198, Roma

Via Nomentana, 56 - 00161 Roma


instagram
linkedin

+39 333 768 54 57

© copyright 2023 | C.F. 96568340580 | All Rights Reserved.

L’Italia punta alle stelle: cosa cambia con la Space Economy

2025-03-28 16:36

Array( [86865] => Array ( [author_name] => Emidio SIlenzi [author_description] => [slug] => emidio-silenzi ) [87630] => Array ( [author_name] => Andrea Striano [author_description] => [slug] => andrea-striano ) [89101] => Array ( [author_name] => Antonino Castorina [author_description] => [slug] => antonino-castorina ) [89102] => Array ( [author_name] => Marco Bourelly [author_description] => [slug] => marco-bourelly ) [89825] => Array ( [author_name] => Antonio Grieci [author_description] => [slug] => antonio-grieci )) no author 86807

Economia, imprese, space-economy, fdi,

L’Italia punta alle stelle: cosa cambia con la Space Economy

di Andrea Striano

di Andrea Striano


L’Italia ha scelto di guardare oltre l’orizzonte, approvando alla Camera (ora è al Senato) il disegno di legge sulla space economy. Un mercato che McKinsey valuta a 1,8 trilioni di dollari entro il 2035 ora ci vede protagonisti. “Lo spazio è la prossima grande arena economica, e noi non staremo a guardare,” ha dichiarato Adolfo Urso, Ministro delle Imprese e del Made in Italy. Non è solo una promessa: è una scommessa sul futuro nostro e dei nostri cari. Ma cosa c’è davvero in gioco?


 


Lo spazio non è più solo roba da astronauti con la tuta bianca. Oggi è un affare globale, un motore di crescita che sta rivoluzionando tutto, dalla connessione internet alle previsioni del tempo. Pensate a SpaceX, che lancia razzi come se fossero autobus, o a Blue Origin, che sogna hotel tra le stelle. L’OCSE calcola che le tecnologie spaziali generino già oltre 400 miliardi di dollari all’anno, e il bello deve ancora venire: satelliti che aiutano i contadini a irrigare meglio i campi, o che ci avvertono di un temporale in arrivo.  


 


Noi italiani non siamo nuovi a questo gioco. Siamo il terzo paese che contribuisce all’Agenzia Spaziale Europea, e aziende come Thales Alenia Space o Avio – con il suo razzo Vega – ci hanno fatto volare alto, dalle missioni su Marte ai satelliti che scrutano la Terra. Ma c’era un problema: senza regole chiare, le nostre imprese private restavano con le ali tarpate. Il Ddl approvato, e ora all’esame del
senato, cambia tutto: dà un quadro per chi vuole lanciare satelliti, crea un fondo da 300 milioni di euro per i prossimi anni e mette nero su bianco un piano per non perdere il treno dello spazio. È una mossa furba in un mondo che corre veloce.


 


Questa legge è come una chiave che apre una porta enorme. Pensate a un ragazzo di Napoli che inventa un minisatellite per controllare le coste: con i soldi del fondo, può trasformare la sua idea in un’azienda che compete con i big americani. O alle piccole officine del Nord, quelle che fanno pezzi per i razzi: il 44% della filiera spaziale italiana, dice il Politecnico di Milano, vive di queste realtà. Ora potranno giocarsi le loro carte in appalti internazionali.  


 


Marco Cerreto, deputato di Fratelli d’Italia e voce dell’Intergruppo Space Economy, l’ha messa così: “Il disegno di legge approvato alla Camera è un punto di partenza per l’Italia nella Space economy. La normativa stabilisce regole per le missioni spaziali private, introduce un Fondo dedicato agli investimenti nel settore e avvia il Piano nazionale per l’economia dello Spazio. Con questa legge l’Italia entra ufficialmente nella Space economy, colmando un ritardo normativo e aprendo nuove opportunità per il nostro sistema industriale.” Ha ragione: è un’occasione per far crescere il nostro paese.  


 


E poi ci siamo noi, le persone comuni. Internet veloce nei paesini di montagna, dove oggi il segnale è un miraggio. O dati satellitari che ci aiutano a salvare vite durante un’alluvione. Il programma Iride, con i suoi satelliti italiani, farà proprio questo: guarderà la Terra per darci una mano con l’acqua, i raccolti, il clima.


“È di oggi (ndr: 28 marzo 2025) la prima immagine del programma italiano di osservazione della Terra, IRIDE. Si tratta di uno scatto che mostra una fascia della penisola italiana, comprendente la città di Roma, con una risoluzione di 2,66 metri, circa tre volte superiore rispetto a quella attualmente disponibile per l’acquisizione sistematica sul territorio nazionale”.


 


E i numeri parlano: il settore spaziale dà già lavoro a 22mila persone qui da noi. Se cresce, potrebbero essere i nostri figli a costruirsi un futuro tra le stelle.


 


Certo, ogni grande progetto porta con sé delle sfide, ma per ciascuna esiste una risposta concreta. Prendiamo i finanziamenti: i 300 milioni stanziati sono un inizio significativo. Per competere con potenze come gli Stati Uniti, che investono cifre più alte, l’Italia può contare sulla sua capacità unica di fare rete. Collaborazioni tra università, centri di ricerca come il CIRA in Campania e PMI innovative, unite a un fondo che incentiva i capitali privati, amplificheranno le risorse disponibili. Euroconsult prevede una crescita del mercato spaziale del 45% entro il 2031: con una strategia mirata, saremo in prima linea.  


 


Un altro tema è la dipendenza da servizi stranieri come Starlink per le comunicazioni strategiche. La soluzione è già in corso: il programma Iride dimostra che stiamo sviluppando tecnologie satellitari autonome, un passo verso l’indipendenza tecnologica che richiede solo tempo e focus. Quanto alla burocrazia, spesso vista come un freno, il governo sta lavorando per snellirla: i decreti attuativi sono in arrivo e le procedure saranno più rapide. Infine, per garantire che i grandi player non monopolizzino i fondi, la legge riserva quote specifiche a PMI e start-up, rendendo l’innovazione accessibile a tutti.


 


Come membro del dipartimento nazionale imprese di Fratelli d’Italia, vedo questa legge come una svolta epocale per il nostro Paese. È molto più di un testo normativo: è la chiave per aprire le porte dello spazio alle nostre imprese e ai nostri talenti, soprattutto i più giovani. Le difficoltà ci sono, ma le stiamo affrontando con la tenacia che ci ha già resi il terzo contributore dell’ESA. Per me, e per tutti noi, questo significa un’Italia che non si limita a sognare il futuro, ma lo costruisce: un hub europeo per la space economy, dove nascono posti di lavoro qualificati e servizi che migliorano la vita quotidiana. Con più investimenti, un equilibrio tra collaborazioni internazionali e autonomia, e il sostegno alle piccole realtà, il nostro successo è a portata di mano. Lo spazio ci aspetta, e noi siamo pronti a conquistarlo, insieme.


 


 


 


Fonti:


- Space Economy Bill Approved by the Italian Chamber of Deputies – euspil.sp.unipi.it – European Space Law Centre, Università di Pisa  


- The new bill of Italian Space Economy Law: exploring new opportunities and challenges – hoganlovells.com – Hogan Lovells  


- Space economy | OECD – oecd.org – OCSE  


- Space: The $1.8 trillion opportunity for global economic growth – mckinsey.com – McKinsey & Company  


- Department of Aerospace Science and Technology – polimi.it – Politecnico di Milano  


- ASI | Agenzia Spaziale Italiana – asi.it – Agenzia Spaziale Italiana  


- Space economy, approvato il Disegno di legge alla Camera. I dettagli – formiche.net – Formiche.net  


- Economia dello spazio, cosa c’è nella prima legge nazionale – wired.it – Wired Italia  


- Disposizioni in materia di economia dello spazio – documenti.camera.it – Camera dei Deputati  


- Cerreto (Fdi), legge sulla space economy è punto di partenza – economiadellospazio.it