di Michele Montefusco
C’è un’Italia che profuma di basilico fresco, lievito madre e vino appena versato. Un’Italia che ogni giorno produce eccellenze, spesso a conduzione familiare, frutto di un sapere tramandato di generazione in generazione. Ma oggi, a fare la differenza, non è più solo il gusto. A far vincere il Made in Italy nel mondo – e a portarlo anche sulle tavole di chi abita a migliaia di chilometri di distanza – è il modo in cui si racconta. Ed è qui che entra in gioco il digitale.
Il settore food & beverage è uno dei più dinamici e creativi quando si parla di comunicazione online. Foto ad alta risoluzione, video girati tra campi di grano e cucine gourmet, storie raccontate tra Instagram e TikTok: il cibo italiano è diventato uno spettacolo visivo prima ancora che culinario. Non è più sufficiente avere un buon prodotto, serve una narrazione coerente, autentica, emozionante. E per farlo servono strumenti digitali, competenze e – sempre più spesso – alleanze con chi quel linguaggio lo padroneggia ogni giorno: i content creator.
I nuovi ambasciatori del Made in Italy non sono solo chef stellati o brand storici. Sono anche giovani food blogger, influencer appassionati di cucina locale, videomaker specializzati in enogastronomia e agenzie digitali che sanno trasformare un panino gourmet o un piatto della tradizione in un contenuto virale. Il digitale ha democratizzato l’accesso al mercato globale, e oggi anche la piccola azienda familiare può raggiungere clienti in Canada o in Giappone con una strategia social ben strutturata e contenuti capaci di emozionare.
Cresce, inoltre, l’uso di piattaforme come Instagram, YouTube, TikTok e Pinterest per ispirare l’acquisto. I consumatori, soprattutto le nuove generazioni, scelgono cosa mangiare – e da chi comprarlo – non più solo in base al prezzo o alla marca, ma in base a ciò che quella storia comunica: rispetto per la terra, per le persone, per le tradizioni. Il cibo diventa così un veicolo di valori e cultura, e il digitale il ponte che collega produttori e consumatori.
La sfida per le imprese italiane oggi è duplice: da un lato mantenere l’autenticità dei propri prodotti e processi, dall’altro entrare nella conversazione digitale globale, dove ogni giorno milioni di contenuti cercano di catturare attenzione. Ecco perché diventa fondamentale investire non solo in marketing, ma in formazione digitale, in collaborazione con professionisti della comunicazione e nella creazione di una vera e propria identità digitale del brand.
In questo scenario, anche il turismo enogastronomico trova nuova linfa: le esperienze culinarie diventano “instagrammabili”, i territori si raccontano attraverso le tavole e i piatti, e ogni piccolo borgo può diventare meta grazie a un reel ben fatto o a una recensione virale su TikTok. Il digitale, insomma, sta moltiplicando le occasioni per far vivere il Made in Italy non solo come prodotto, ma come esperienza da condividere, raccontare e desiderare.
Chi saprà cogliere questa trasformazione non solo sopravvivrà, ma potrà crescere, innovare e – finalmente – competere anche sul piano internazionale, nonostante le dimensioni ridotte. Perché il vero valore non è più solo nella quantità prodotta, ma nella qualità percepita e comunicata.
E in questo, l’Italia ha ancora tanto da dire. Basta trovare le parole giuste. E i canali giusti, naturalmente



