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Automotive europeo: perché la revisione degli standard CO₂ riguarda direttamente imprese e filiere

2025-12-19 11:41

Andrea Striano

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Automotive europeo: perché la revisione degli standard COâ‚‚ riguarda direttamente imprese e filiere

di Andrea Striano

di Andrea Striano
Dipartimento Nazionale Imprese Fratelli d’Italia e analista del Made in Italy e dei sistemi produttivi

 

 

La decisione della Commissione europea di rivedere il pacchetto sugli standard di emissione per l’automotive introduce un elemento di discontinuità importante per le imprese del settore. Dal 2035 l’obiettivo non sarà più l’azzeramento totale delle emissioni, ma una riduzione del 90% rispetto ai livelli del 2021. Una scelta che, nei fatti, mantiene aperto lo spazio per soluzioni ibride, motori a combustione accompagnati da carburanti a basso impatto e meccanismi di compensazione.

Per le imprese automotive, questo passaggio va letto prima di tutto in chiave industriale. Non cambia la direzione di marcia verso la decarbonizzazione, ma cambia il modo in cui il percorso viene reso compatibile con tempi di investimento, capacità produttiva e sostenibilità economica delle filiere.

Il settore automotive europeo è caratterizzato da una struttura complessa, composta da grandi gruppi industriali, una rete capillare di PMI, fornitori di componentistica, aziende specializzate in materiali, lavorazioni e servizi. Le trasformazioni tecnologiche richiedono investimenti rilevanti, che non possono essere compressi in orizzonti temporali troppo rigidi senza generare effetti distorsivi.

La revisione degli standard riconosce un dato spesso sottovalutato: la transizione non riguarda solo il prodotto finale, ma l’intero processo industriale. Energia disponibile a costi competitivi, infrastrutture di ricarica e di distribuzione, accesso alle materie prime critiche, stabilità regolatoria sono condizioni determinanti per consentire alle imprese di pianificare e investire.

Un altro elemento centrale riguarda la valutazione delle emissioni. L’impostazione che si sta delineando non si limita alla singola tecnologia di propulsione, ma considera l’impatto complessivo lungo la filiera produttiva. Questo approccio apre spazi concreti per l’innovazione industriale: nuovi materiali, processi produttivi più efficienti, soluzioni di compensazione e riduzione delle emissioni che possono essere integrate gradualmente negli impianti esistenti.

Per le PMI della filiera automotive, questa maggiore flessibilità rappresenta un fattore di stabilità. Evita il rischio di una discontinuità troppo brusca che avrebbe potuto espellere dal mercato competenze e specializzazioni costruite in anni di attività. Al tempo stesso, incentiva l’aggiornamento tecnologico e l’adattamento progressivo dei processi produttivi.

Dal punto di vista degli investimenti, la revisione offre un orizzonte più leggibile. Sapere che il quadro regolatorio non impone una soluzione unica consente alle imprese di diversificare le strategie, valutare più opzioni tecnologiche e ridurre il rischio di investimenti non recuperabili. Questo aspetto è particolarmente rilevante in una fase di elevata incertezza sui costi energetici e sull’evoluzione dei mercati globali.

Resta centrale il tema dell’attuazione. La credibilità del nuovo assetto dipenderà dalla chiarezza delle regole applicative, dalla semplicità dei meccanismi di compensazione e dalla capacità di evitare oneri amministrativi eccessivi. Senza un’applicazione coerente, il rischio è che la flessibilità resti teorica e non si traduca in un reale beneficio per le imprese.

Per le filiere automotive europee, la revisione degli standard CO₂ rappresenta quindi una finestra di opportunità. Non garantisce automaticamente competitività e crescita, ma crea le condizioni per una transizione più gestibile, in cui sostenibilità ambientale e sostenibilità industriale possono procedere insieme.

Le scelte che verranno compiute nei prossimi mesi, in particolare su tempistiche e criteri applicativi, saranno decisive. Da esse dipenderà la capacità del sistema produttivo europeo di restare un protagonista dell’automotive globale, continuando a investire, innovare e creare occupazione.