di Pietro Vivone
Il conflitto a Gaza e la crisi nel Mar Rosso hanno trasformato Suez da semplice scorciatoia a variabile strategica.
Quando una parte del traffico evita il canale e gira dal Capo di Buona Speranza, aumentano tempi di viaggio, consumo di carburante e premi assicurativi. È per questo che i noli sono diventati più volatili già nel 2024 – e lo saranno anche tutto il 2025 – con effetti sui prezzi finali e sulla quantità di scorte necessarie. Più chilometri e più giorni significano più capitale immobilizzato e minore prevedibilità per le imprese, con ricadute sui consumatori.
In Italia l’impatto è evidente, volendo essere pratici e guardando al piatto sulle nostre tavole: grano duro, riso, caffè verde, oli vegetali, conserve. Su molte filiere il viaggio si allunga di due - tre settimane: il pastificio finanzia più scorte, il trasformatore di pomodoro ricalibra le consegne, la GDO aggiorna listini e promozioni con maggiore prudenza. Non stupisce che l’impennata dei noli e l’incertezza assicurativa si siano già tradotte in cicli di rincaro dei prezzi alimentari. Finché l’area resterà “a rischio”, non solo l’effetto fisarmonica continuerà ma i prezzi rimarranno mediamente più alti.
La politica spinge per una via pragmatica alla tregua e alla normalizzazione delle rotte. È una posizione legittima e auspicabile, ma il mondo delle imprese deve valutare costi e benefici nel tempo: anche con un percorso negoziale avviato, eventuali ricadute positive arriveranno nel lungo periodo. Bene sostenere ogni sforzo diplomatico; nel frattempo, però, va messa in campo una mitigazione operativa come se la crisi dovesse durare a lungo.
Cosa significa, concretamente, per chi produce e vende cibo (e non solo):
• Lead time: sui container Asia–Mediterraneo considerate +10/20 giorni nei periodi critici. Servono piani con finestre alternative per non scoprire il magazzino nei picchi stagionali.
• Assicurazioni e war risk: rinegoziate clausole e trigger di adeguamento automatico legati agli indici di nolo. Meglio un premio certo che ritardi e penali.
• Energia e GNL: adottate policy di copertura a scaglioni.
• Supplier mix: duplicate i fornitori critici in bacini più vicini per materie prime e packaging; la ridondanza costa meno del fermo linea.
• Finanza operativa: più giorni di mare = più capitale nel ciclo. Aprite linee dedicate per anticipo import/ export e inserite clausole di revisione prezzi legate ai noli.
Non dimentichiamo l’effetto macro: Suez vale oltre il 10% del commercio mondiale. Quando si inceppa, l’onda d’urto colpisce Europa e rimbalza sull’ Italia attraverso energia, assicurazioni e tempi di consegna. Nessun settore è davvero isolato.



