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USA, Europa e la corsa agli armamenti: il nuovo volto del potere globale.

2026-06-23 09:45

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USA, Europa e la corsa agli armamenti: il nuovo volto del potere globale.

Pierluigi Bourelly - La spesa militare cresce in USA, Europa e Italia: fondi per la difesa e opportunità per le PMI.

di Pierluigi Bourelly

 

Armamenti e difesa rappresentano un tema profondamente controverso, difficilmente in grado di generare consenso unanime. Ed è proprio all’insegna di questa materia così sensibile che si è aperto il 2026. Gli attacchi in Venezuela all’inizio di febbraio e quelli in Iran a inizio marzo hanno riportato con forza il settore militare al centro delle relazioni internazionali.

La dimensione della potenza, espressa attraverso l’impiego e la dimostrazione della capacità militare, sta tornando a rappresentare una direttrice primaria nello scacchiere geopolitico globale. La diplomazia e il concerto tra potenze non sono scomparsi, ma stanno assumendo forme e modalità che richiamano dinamiche che per lungo tempo si ritenevano appartenere al passato.

Questi conflitti, oltre ad alimentare una crescente sfiducia nella società civile, stanno generando un’ondata di incertezza e volatilità sui mercati finanziari. Tra i settori maggiormente interessati da questa fase vi è quello degli armamenti. Negli ultimi cinque anni, l’industria della difesa occidentale ha attraversato una fase di espansione significativa, trainata dall’aumento delle tensioni geopolitiche, dalla guerra in Ucraina e dal generale incremento della spesa militare nei Paesi NATO.


Secondo i dati pubblicati dallo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), i ricavi combinati delle 100 maggiori imprese produttrici di armamenti a livello globale hanno raggiunto nel 2024 circa 679 miliardi di dollari, segnando un incremento rilevante rispetto al periodo pre-pandemico. Nell’arco 2019-2024, la crescita aggregata ha superato il 25% in termini nominali, con un’accelerazione particolarmente marcata a partire dal 2022.

Le imprese statunitensi continuano a rappresentare la quota dominante del mercato globale della difesa. Nel 2024, le aziende USA presenti nella classifica SIPRI hanno generato complessivamente oltre 330 miliardi di dollari di ricavi nel comparto militare, mantenendo circa la metà del fatturato totale delle prime 100 società mondiali. La crescita americana nel quinquennio è stata costante, pur risultando meno dinamica in termini percentuali rispetto a quella europea. Ciò è in parte riconducibile alla dimensione già molto ampia della base industriale statunitense: tassi di espansione elevati risultano fisiologicamente più complessi su volumi così consistenti. In valore assoluto, tuttavia, gli Stati Uniti restano il baricentro dell’industria militare globale, con una capacità produttiva, tecnologica ed esportativa superiore a quella di qualsiasi altro blocco regionale.

In Europa, il periodo 2019-2021 era stato caratterizzato da una crescita moderata. La svolta si è verificata nel 2022, con l’invasione russa dell’Ucraina, che ha indotto numerosi governi europei ad aumentare significativamente i bilanci della difesa. Dal 2021 al 2024, il fatturato delle principali imprese europee del settore è cresciuto a doppia cifra, con incrementi particolarmente marcati nei segmenti dei sistemi terrestri, della difesa aerea e dell’elettronica militare.


Secondo le rilevazioni dell’associazione industriale AeroSpace and Defence Industries Association of Europe (ASD), il comparto aerospaziale e della difesa europeo ha registrato nel 2024 un aumento significativo sia del fatturato sia dell’occupazione. Tra le principali aziende europee figurano BAE Systems (Regno Unito), Leonardo (Italia), Thales (Francia), Rheinmetall (Germania) e Hensoldt (Germania). Molte di queste società hanno evidenziato un aumento consistente dei portafogli ordini (backlog), in alcuni casi con incrementi superiori al 50% rispetto al periodo precedente al 2022.

L’Europa ha dunque mostrato negli ultimi tre anni una crescita percentuale più rapida rispetto agli Stati Uniti, pur partendo da una base di fatturato complessiva inferiore. Resta tuttavia una maggiore frammentazione industriale e regolatoria, nonostante le iniziative di cooperazione e integrazione volte a rafforzare la competitività continentale.

Nel quadro del rafforzamento dell’industria militare occidentale, l’Italia si colloca in una fase di espansione sostenuta anche sul piano della programmazione pubblica. La più recente Legge di Bilancio conferma l’orientamento verso un progressivo aumento della spesa per la difesa, in linea con gli impegni assunti in ambito NATO e con il nuovo quadro europeo di sicurezza. Il bilancio della difesa italiana ha registrato un incremento graduale, con una traiettoria volta ad avvicinare la spesa all’obiettivo del 2% del PIL nel corso del decennio.


Le risorse aggiuntive previste nella manovra si concentrano su tre direttrici principali:

  1. Ammodernamento dei sistemi d’arma (aerei, unità navali, mezzi terrestri e sistemi di difesa aerea).
  2. Rafforzamento delle scorte e della capacità produttiva, anche alla luce delle criticità emerse dopo il 2022.
  3. Investimenti in ricerca e sviluppo, in particolare nei settori ad alta intensità tecnologica (cyber, spazio, sensoristica e sistemi autonomi).

L’impostazione della manovra riflette un cambio di paradigma: da una gestione prevalentemente orientata alla manutenzione delle capacità esistenti a una pianificazione industriale e tecnologica di medio-lungo periodo. Ciò produce effetti diretti sulla filiera nazionale, inclusa la rete di PMI ad alta specializzazione che operano come fornitori nei programmi complessi.


L’evoluzione italiana si inserisce in un quadro più ampio di rafforzamento della politica industriale europea nel settore della difesa. Le principali direttrici di sviluppo per le PMI si articolano su due piani:

1.      A livello europeo, la Commissione ha promosso strumenti volti a sostenere la capacità produttiva continentale e a ridurre la dipendenza da fornitori extra-UE. Tra questi:

o    l’European Defence Fund (EDF), che finanzia programmi congiunti di ricerca e sviluppo tra imprese e centri di ricerca europei;

o    l’European Defence Industry Reinforcement through common Procurement Act (EDIRPA), volto a incentivare gli acquisti congiunti tra Stati membri;

o    l’Act in Support of Ammunition Production (ASAP), mirato ad aumentare la capacità produttiva europea di munizionamento.

2.      A livello nazionale, l’aumento della spesa previsto dalla Legge di Bilancio 2026 potrebbe contribuire a una maggiore stabilità della domanda interna, attenuando in parte la volatilità tipica di un settore storicamente dipendente dalle esportazioni, e rafforzando la competitività delle industrie militari italiane nel contesto europeo.


L’Italia può essere considerata uno dei protagonisti globali nella meccanica di precisione e nei macchinari industriali ad alta specializzazione, ambiti caratterizzati da un rilevante potenziale dual-use (civile e militare). La sfida dei prossimi anni sarà trasformare questa eccellenza in un vantaggio competitivo strutturale. Investimenti più consistenti in ricerca, maggiore integrazione digitale, crescita dimensionale delle imprese e consolidamento delle catene del valore europee rappresenteranno fattori decisivi. Se tale evoluzione sarà accompagnata da coerenza strategica e stabilità programmatoria, l’industria nazionale potrà consentire alle PMI di accedere in misura crescente a un mercato internazionale in forte espansione.