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FENOMENO ONLYFANS: Frontiera dell’emancipazione femminile o prostituzione digitale?

2026-01-07 12:43

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FENOMENO ONLYFANS: Frontiera dell’emancipazione femminile o prostituzione digitale?

Michelle Antoinette Modica

Michelle Antoinette Modica

 

 

Negli ultimi anni il dibattito attorno a OnlyFans si è imposto con forza nel panorama sociale e culturale europeo. La piattaforma, nata come spazio per la condivisione di contenuti esclusivi, si è rapidamente trasformata in un vero e proprio mercato digitale, in cui migliaia di giovani – soprattutto donne – monetizzano la propria immagine e, non di rado, il proprio corpo. L’interrogativo che sorge, tuttavia, è se questa rappresenti davvero una nuova via di emancipazione o se, piuttosto, costituisca la trasposizione in chiave digitale della prostituzione.

Un episodio accaduto in Italia ha reso ancor più evidente il nodo centrale della questione. Una maestra di una scuola cattolica del Trevigiano è stata licenziata dopo che alcuni genitori avevano scoperto e diffuso i suoi contenuti a pagamento caricati su OnlyFans. Il caso ha avuto risonanza nazionale: da un lato il diritto alla privacy e all’autodeterminazione della docente, dall’altro il giudizio morale e l’impatto reputazionale sulla sua figura professionale. L’episodio mostra come la mercificazione del corpo, pur scelta liberamente, non sia mai priva di conseguenze sociali e professionali, soprattutto in contesti lavorativi legati alla formazione e alla cura dei minori.

La questione, quindi, non riguarda solo l’individuo, ma l’intera società. I giovani crescono immersi in un ecosistema digitale in cui i social premiano l’esposizione immediata e i guadagni sembrano a portata di clic. Il mito del “denaro facile” rischia di sostituire il valore dello studio, dell’impegno e della crescita personale.

Il femminismo, nelle sue diverse correnti, offre prospettive differenti. Una parte vede in queste piattaforme una forma di autonomia, la possibilità per le donne di trasformare il proprio corpo in fonte di reddito senza mediazioni. Un’altra, più critica, sottolinea il rischio di una nuova dipendenza dal patriarcato digitale: la donna che, anziché emanciparsi, finisce intrappolata in un sistema che misura il suo valore solo in base alla capacità di attrarre desiderio. In entrambi i casi resta fermo un principio: l’emancipazione autentica non può limitarsi alla monetizzazione del corpo, ma deve tradursi in pari opportunità lavorative, economiche e sociali.

Sul fronte istituzionale, l’Unione Europea ha adottato la Strategia per la parità di genere 2020-2025, che mira a ridurre il divario retributivo e a rafforzare la presenza femminile in settori tradizionalmente maschili. La Direttiva sulla trasparenza salariale, che dovrà essere recepita dagli Stati membri entro il 2026, introduce nuovi obblighi per le imprese e offre alle donne uno strumento concreto per la tutela dei propri diritti. In Italia, la Strategia nazionale per la parità di genere 2021-2026 e i provvedimenti collegati al PNRR prevedono interventi per incrementare l’occupazione femminile, sostenere l’imprenditoria rosa e promuovere percorsi di studio nelle discipline tecnico-scientifiche.

Accanto agli strumenti normativi, resta centrale il tema educativo. Scuola e istituzioni devono fornire ai giovani gli strumenti per comprendere il significato del rispetto, del consenso e della dignità personale. L’educazione affettiva e sessuale e l’alfabetizzazione digitale non possono più essere considerate marginali. In un’epoca dominata dall’immagine, è necessario ribadire che il valore di una persona non si misura in follower o abbonamenti, ma nella capacità di costruire un percorso solido, fondato su conoscenza, responsabilità e libertà autentica.

La mercificazione del corpo non è mai priva di rischi. Esporsi in un mercato globale e deregolamentato significa accettare la possibilità che immagini e contenuti vengano sottratti, diffusi senza consenso o utilizzati per ricatti e danni reputazionali. Il reato di revenge porn rappresenta una risposta necessaria ma non sufficiente: occorre una cultura del rispetto che parta dalle famiglie e dalle scuole e riconosca la donna come soggetto pienamente titolare di diritti e dignità.

In conclusione, OnlyFans è uno specchio del nostro tempo. Riflette le fragilità di una generazione sospesa tra precarietà e desiderio di autonomia, tra libertà e rischio di sfruttamento. Il compito della società non è giudicare chi vi aderisce, ma creare le condizioni affinché nessuna donna – e nessun giovane – debba scegliere la mercificazione come unica prospettiva di emancipazione.